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OPERA IN CONCORSO  Sezione Fotografia

Jalayer Changiz | dalla serie ”Musica senza suono”
vedi ad alta risoluzione

dalla serie ”Musica senza suono”
fotografia digitale,
70x70

Jalayer Changiz

nato/a a Teheran-Iran

residenza di lavoro/studio: Teheran (IRAN)

iscritto/a dal 04 apr 2015

Descrizione Opera / Biografia


Descrizione dell’opera

Il punto di prima attenzione è ovviamente il volto della donna, quasi illeggibile, nascosto da questa elegantissima decorazione floreale. È un’identità che viene insieme negata nei suoi dettagli naturali e fortemente affermata attraverso la scelta del tipo di velo. La donna nasconde la sua apparenza e ostenta la sua essenza.

L’arabesco floreale è un modo violento per alludere alla stessa cosa cui allude il gesto deciso con cui le mani tengono il violino e l’archetto, ma è anche un’allusione implicita agli arabeschi musicali che lo strumento è in grado di produrre, proprio attraverso quelle mani. La donna si nasconde ma la violinista si mostra, si manifesta, si ostenta.

A questo punto, il vestito nero su fondo nero finisce per diventare ciò che non importa, ciò che è destinato a mettere in risalto quello che importa: cioè le mani decise, lo strumento, lo sguardo negato eppure come incollato su di noi – ed è davvero difficile distogliere il nostro sguardo da quello che si intuisce dietro i merletti floreali. Di luce ce n’è appena quanto basta per dare realtà, consistenza, volume alla figura: senza l’alone luminoso sullo sfondo e senza il riflesso sul vestito, le parti luminose uscirebbero direttamente dal nulla – e non è questo l’effetto che si sta cercando.

Per tutto questo, questa immagine è comunque una foto sottilmente e inquietantemente erotica. Già è erotica la musica, di per sé; ma qui, quello sguardo suggerito, quelle labbra che si intuiscono, quel braccio nudo e quel piede ancora più nudo in basso sono davvero conturbanti. Poco importa che quella mano e quel piede, a uno sguardo ravvicinato, non appaiano “belli” secondo i criteri vigenti in Occidente.  È la forza con cui si impongono, è il mistero che suggeriscono a insinuare in chi guarda l’idea di una femminilità profonda.


Sono nato a Teheran in Iran nel 1975 in una famiglia con le radici nobili.
Mio papà architetto e pittore. Uno dei maestri indiscussi dell’acquarello nel suo stile
di dipingere architetture desertiche (paesaggio urbano) e il passato che ormai
è in via di rovina. Ho cominciato a conoscere l’arte quando avevo 7 anni attraverso
il disegno e l’acquarello.
Mi sono diplomato al liceo scientifico nel 1993.
Dopo 25 mesi di servizio militare mi sono iscritto al corso di Grafica all’Università
Azad di Teheran nel 1996. Dopo due anni di studio, mi sono trasferito in Italia e nel
1998 mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Venezia al corso di Decorazione
con il Prof. Gaetano Maineni dove mi sono diplomato nel 2004 con il
Prof. Riccardo Caldura con una tesi sulla calligrafia persiana (scrittura iraniana),
analizzando essa dal punto di vista formale in rapporto con chi non può leggere e
comprendere queste scritture realizzando delle installazioni
Nel 2006 sono entrato all’ISIA di Urbino iscrivendomi al biennio specialistico
di Grafica dell’immagine indirizzo fotografia. Ho studiato con Silvano Bacciardi
facendo in particolare la fotografia del teatro. La prima esperienza è stata la “Calandria”,
con la realizzazione del libro “Voi sarete oggi spettatori”, in occasione del cinquecentesimo
anniversario della fondazione dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. La mia seconda
esperienza per quanto riguarda il teatro è stata Rossini Opera Festival a Pesaro.
Ho fatto parte del gruppo per realizzazione del libro su Urbino Il prestigioso libro fotografico che racconta l’Università di Urbino, attraverso un testo di Sergio
Zavoli e le meravigliose immagini realizzate dagli studenti dell’ISIA coordinati dal prof. Bacciardi.
Foto copertina: Changiz Jalayer
Con Mario Cresci ho realizzato un libro – prototipo, fotografando la città di Urbino in cerca di creare una
nuova visione della città. Questo progetto è stato dopo il libro sopra nominato, il mio secondo relazionarsi
con la città e il paesaggio urbano.
Per alcuni problemi familiari, sono dovuto rientrare in Iran. Alla fine nell’anno accademico
2010 – 2011 nella sessione invernale (2012) mi sono diplomato presso ISIA Urbino con una
tesi sul paesaggio urbano di Teheran con il Prof. Stefano Veschi.