OPERA IN CONCORSO Sezione Scultura/Installazione
Di Stato si muore
gomma siliconica, poliuretano espanso, legno, ferro
150x50x40
Leardo Sciacoviello
nato/a a Vercelli (VC)
residenza di lavoro/studio: Torino (ITALIA)
iscritto/a dal 18 apr 2015
Altre opere
Descrizione Opera / Biografia
Il lavoro che qui presento non ha lo scopo di idolatrare, né glorificare, né rendere martire qualcuno. La tortura è una grave violazione dei diritti dell’uomo, severamente proibita dal diritto internazionale. Il diritto internazionale vieta la tortura e altri trattamenti inumani o degradanti, che non possono essere ammessi in nessun caso. Nonostante tutto, la tortura continua ad essere praticata illegalmente nella maggior parte dei paesi del mondo. Spesso le torture avvengono anche tra le mura di quei luoghi il cui corpo di ogni individuo dovrebbe essere “curato”, “protetto”, rieducato”, “riabilitato” e quei luoghi per molte persone si trasformano in veri e propri posti in cui trovano la morte per mano dello Stato. Nelle carceri italiane numerosi sono i decessi le cui cause sono ancora da accertare, casi nei quali vi sono aperte inchieste giudiziarie. Le dinamiche che hanno portato alla morte la maggior parte delle vittime sono simili, e spesso non portano ad alcun imputato colpevole dei vari delitti commessi. I meccanismi sono sempre gli stessi e gli autori sono sempre i carnefici di quella giustizia che non vuol vedere la verità. La morte di Stefano Cucchi, con le immagini di forte impatto pubblicate in rete, è stata la prima a dare una certa visibilità a questo tema, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle morti improvvise nelle carceri italiane. Le foto del suo corpo martoriato hanno reso pubblicamente evidente l’impossibilità di “essere caduto dalle scale” e screditato del tutto l’ipotesi di essersi inflitto quei colpi da solo. Benché quelle foto siano sotto gli occhi di tutti, la realtà dei fatti rimane piuttosto fosca anche dopo numerose sentenze del tribunale. Dopo il caso Cucchi, cercando su internet, ho scoperto numerosi altri casi meno noti ma non per questo meno tragici, nei quali i familiari hanno avuto il coraggio di mostrare le fotografie come prova che spesso le “versioni ufficiali” non corrispondevano alla verità. Dalle cronache, dalle fotografie e dalle perizie lette in rete il più delle volte ci si ritrova di fronte a “suicidi” le cui vittime presentano grossi ematomi in più parti del corpo, di morti per “infarto” la cui testa è stranamente spaccata, con fegati e milze spappolati, costole rotte ed emorragie interne. Ma a tutt’oggi per la maggior parte di questi casi non si trova ancora un reale responsabile. La scelta del non-finito nell’opera da me realizzata è volontaria rappresentazione della drammaticità espressionista di questa figura. Il non-finito assume valenza fisica e psicologica e induce lo spettatore a porsi domande là dove la forma incompiuta perde il confine e il contorno facendo diventare protagonista assoluta la materia.
NOTIZIE BIOGRAFICHE
Leardo Sciacoviello vive e lavora a Torino.
Tra il 2013/2014 ha lavorato come assistente presso l’artista David Mach a Londra.
Dopo una prima formazione pubblicitaria e diversi anni trascorsi a lavorare nel mondo della grafica e del disegno, nel 2007 si iscrive all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Nel 2009 prosegue gli studi in Spagna presso l’Università Politecnica di Valencia, Escuela de Bellas Artes de San Carlos. Tornato a Torino nel 2010 prosegue i suoi studi all’Accademia Albertina dove si diploma nel corso di scultura della cattedra di Luciano Massari con 110 e lode.
Diplomato nel 2015 al biennio specialistico del corso di scultura della cattedra di Mario Airò con 110 e lode.












