Premio Combat Prize

Emilia Maria Chiara Petri - Premio Combat Prize

ARTWORK IN CONTEST | Section Painting

 | Dell’idea inespressa e del tutto scartabile

Dell’idea inespressa e del tutto scartabile
olio, carta
75x65x26cm

Emilia Maria Chiara Petri

born in Bologna
work/study place: Bologna, ITALIA


in contest since Apr 16, 2017


Under 35

http://www.emcpetri.com


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 | Dell’idea inespressa e del tutto scartabile

Dell’idea inespressa e del tutto scartabile
olio, carta
75x65x26cm

 | Dell’idea inespressa e del tutto scartabile

Dell’idea inespressa e del tutto scartabile
olio, carta
60x65x32cm

 | Dell’idea inespressa e del tutto scartabile

Dell’idea inespressa e del tutto scartabile
olio, carta
60x65x32cm

Artwork description / Biography


Un progetto artistico non è mai innocuo. Non tanto per il messaggio che porta o per qualità e il valore ad esso connessi, ma per il senso intrinseco dell’”essere progetto”: un progetto si basa necessariamente e lapalissianamente su un’idea, un’idea che deve convincere, prima che un fruitore, lo stesso ideatore.
L’ideatore progetta, si proietta, getta avanti una parte di sé o il tutto di sé, ipotizza e si ipotizza, immagina e pianifica per poi concretizzare, arrivare a una soluzione, se non definitiva, comunque attendibile, credibile, di nuovo, convincente.
”Hai un progetto?” è, prima che quesito artistico, questione esistenziale: quanto, infatti, questo processo di ricerca di definizione di un’idea, viene a coincidere con un interrogativo sull’esistenza stessa dell’ideatore? Quanto quel processo, che per sua definizione è fondamentalmente creativo, può rivelarsi distruttivo e autodistruttivo, inevitabile causa di un cortocircuito in cui chi progetta valuta se stesso in base ad un’idea di cui non trova adeguata giustificazione? Perché servono premesse che la razionalità cerca di instaurare forzando e tentando di controllare un processo fondamentalmente emotivo, istintivo, un’espressione naturale di sé quale può essere la pittura? Quanto questo processo è inficiato o piuttosto avvalorato dalla frustrazione stessa di non poter mai giungere ad una soluzione razionalmente appagante? Che non ci possa essere di fatto una conclusione come non ci possano essere premesse altrettanto appaganti?
Perché un’intuizione può essere buona, corretta, giusta o tutto il suo opposto, ma comunque la sua bontà deve essere razionalmente quantificabile, rimandare a regole prestabilite, decifrabili, controllabili e giudicabili; non deve necessariamente aprire al proprio sé, non deve necessariamente ricondurre a un senso come non può rimandare ad altre cause, ad origini sostanziali, ma inserirsi accuratamente in processi formali, essere spiegata razionalmente e formalmente; non si disvela naturalmente e heideggerianamente parlando, ma si estrinseca in un tessuto di proporzioni vastissime e al tempo stesso limitate perché rigide, sistematiche, sintesi di un confronto che invece di essere apertura vitale verso l’altro può rivelare una sclerosi di tali connessioni e la malsana incapacità di decidersi parte attiva di questo tessuto, un tornare continuamente indietro, un rigettare se stessi nella costante squalificazione del proprio operato.
Quello che presento non è un progetto, dunque, ma piuttosto un ’antiprogetto’, un percorso di più di un anno, di tentativi falliti attorno ad un’idea fallimentare, un’idea sul fallimento e la frustrazione del progetto artistico. Quale rappresentazione immediata di tale concetto ho fin da principio immaginato una bozza: una bozza scartata, un foglio appallottolato, ma un foglio che non vuole essere tralasciato, confuso con altri, che mantiene una sua identità e una sua forza. E poi lo scarabeo stercorario, animale dal fascino millenario, piccolo , antico, saggio e instancabile in cui cercare un’immedesimazione e un aiuto. E poi un colore che rimandi alla propria essenza e a tale ricerca: un blu caldo, introspettivo, mischiato di terre d’ombra. E infine volti il cui sguardo intende sforare la bidimensionalità della carta per mostrare la forza di ciò che vuole esistere senza doversi giustificare.
Ma come esprimere questo concetto? Con quali mezzi? Perché la pittura? Quali altri linguaggi sarebbero stati più adatti, efficaci, innovativi ed immediati per esprimerlo? Ma perché non la pittura? Perché rinnegare, ancora una volta, proprio il mio personale modo di esprimermi? La pittura doveva rimanere una costante e doveva trovare l’equilibrio tra simboli di diversa natura. Ho dipinto bozze di vario tipo, in maniera frenetica, visi e stercorari che ne emergono, con risultati che continuamente valutavo in modo quasi schizofrenico. La stilizzazione, la sovrapposizione di immagini, le trasparenze, non mi convincevano se non temporaneamente, superficialmente, non rendevano il dialogo tra due realtà: una fragile, coscientemente rifiutata, accartocciata, frutto di un processo atrofizzante e una irrazionale, propulsiva, vitale, volitiva, da far emergere da quella fragilità.
Vari tentativi, varie tappe, scultoree, pittoriche, grafiche e infine l’approdo - temporaneo - ad un lavoro anamorfico, che conciliasse quelle due realtà così come tridimensionalità e bidimensionalità; voragini, abissi e concrezioni cartacee con sguardi presenti, vivi, dati dalla pittura, da un linguaggio antico ma allo stesso tempo profondamente personale e insostituibile, e percepibili correttamente solo a una data distanza, in una determinata posizione: il mio singolo, parziale punto di vista, e concettualmente il momento in cui l’idea di quella bozza mi era sembrata funzionare.
Emilia Maria Chiara Petri
Biografia
MOSTRE PERSONALI
2016 – “Dell’idea inespressa e del tutto scartabile” presso Spazio Arte Pistoia, a cura di Carmen Schipilliti e con la partecipazione di Luca Genovese.
2015 – “Rivedo ma non ritratto” presso Altedo – Malambergo (Bo) in collaborazione con Artedo – Rassegna di Arte, Musica e Spettacolo, Blue Penguin e Viviana Cappelli.
2010 – “Riguardo a te. Dialogo tra presente e passato al Museo Davia Bargellini” presso il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini di Bologna, a cura di Silvia Battistini.
MOSTRE COLLETTIVE
2016 – Festival della Lentezza – Spazio Off, a cura dell’Associazione culturale Toro, presso lo Spazio Off del Festival della Lentezza di Colorno (PR).
2016 – “Madoi”, mostra in tributo e con opere di Walter Madoi, a cura dell’Associazione culturale Toro, presso il Liceo Classico Romagnosi di Parma.
2016 – “Borderlines – linee di confine”, a cura del collettivo TheRoom237, presso WoPa Temporary Parma.
2015 – “Dialoghi” presso la galleria San Vitale 41, Massalombarda (RA).
2015 – “Vanity Fair” a cura dell’Associazione culturale Jamais Vu, presso il palazzo delle Orsoline di Fidenza (PR).
2015 – “Credere la luce 5” a cura di Maria Luisa De Santis, Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova (TE).
2015 – “Thank you for selfie. Fenomenologia dell’autoritratto” a cura dell’Associazione culturale Jamais Vu, Fidenza (PR).
2014 – “B come bambini. Le proposte del Premio Vasto” a cura di Daniela Madonna.
2014 – Mostra Regionale di Arte Contemporanea “Fidenza 1979” a cura dell’Associazione culturale Jamais Vu, presso il palazzo delle Orsoline di Fidenza (PR).
2013 – VII Biennale di Pittura Città di Castel Maggiore (Bo) a cura di Claudio Benghi.
2013 – “Accadimenti contemporanei” presso il comune di Vergato (Bo) a cura di Catia Aliberti.
2012 – Finalista della terza edizione del PREMIO COMBAT con l’opera “We need a Purpose III”.
In giuria Francesca Baboni, Laura Barreca, Martina Cavallarin, Giuseppe Donnaloia, Heinrich Heil, Stefano Taddei. Esposizione presso il “Museo Civico G. Fattori ex Granai di Villa Mimbelli”, Livorno.
2012 – Finalista della nona edizione del PREMIO CELESTE con l’opera “We need to enjoy this moment”.
In giuria Giuliana Altea, Katia Baraldi, Lorenzo Bruni, Alberto Dambruoso, Marco Delogu, Daniele De Luigi, Laura Fanti, Renata Ferri, Carolina Lio, Anna Santomauro, Stefano Verri, Visual Container (Giorgio Fedeli, Alessandra Arnò); curatore Antonio Marras. Esposizione presso Spazio Ex Gil, Roma.
ILLUSTRAZIONE
2016 – Selezionata nella Open Call del Cheap Poster Art Festival di Bologna.
2015 – Selezionata nella Open Call del Cheap Poster Art Festival di Bologna.
2014 – Vincitrice del concorso “Segni Indelebili” promosso da Cassero LGBT Center di Bologna.
2014- 2015 – Collaboro con la fanzine “Cose a caso con attenzione”, n. 4, 5, 6, 7.