Descrizione Opera / Biografia
G • RIOT è un gruppo di giovani artisti anonimi che si costituisce nel 2015 come progetto – scuola per l’interior design nei laboratori di RST SCUOLA D’ ARTE a Scandicci, in provincia di Firenze.
Il gruppo, che inizialmente nasce per realizzare pannelli decorativi, decide di focalizzare i propri interessi in progetti tematici per l’arte contemporanea ( ecologia, sostenibilità, alimentazione, ecc. ) e , nel 2016, sviluppa un proprio linguaggio visivo dove tradizione e contemporaneità si fondono in uno stile riconoscibile ed immediato che trae ispirazione da linguaggi formali Pop e Street Art, con riutilizzazioni iconiche di design piatto.
Il GRIOT, in Africa occidentale fino dal tredicesimo secolo, era colui che raccontava storie. Un consigliere, un ”conservatore di memorie”, un divinatore. Con il passare degli anni essere GRIOT era diventato un mestiere di tipo familiare, tramandato di generazione in generazione, una figura a metà strada fra l’attore, il musicista, il narratore, il poeta.
Spesso si accompagnava con il canto e usava strumenti come il balano o il djambé. I GRIOT erano considerati ”maestri di parola”.
Un aspetto interessante dei moderni GRIOT é che possono essere interrotti dal pubblico, formando un circolo di racconto partecipato.
I GRIOT una volta ”maestri di parola” oggi si trasformano in G • RIOT, non più una sola persona detentrice della storia ma un insieme aperto alle esperienze condivise e alle competenze individuali.
Raccontare ...
Dipingere immagini é come raccontare una storia.
I grandi cicli di affreschi che decoravano le chiese servivano ad educare tramite una sequenza di forme riconoscibili coloro che non avevano accesso al sapere scritto e, prima ancora le decorazioni rupestri che ricoprivano le pareti delle grotte davano un segno diretto, tangibile di quella che era la vita in quel preciso momento, raccontano le abitudini, i costumi, l’esistenza del periodo.
Ma non solo, le immagini, lasciano un impronta un documento indelebile all’interno di una civiltà in continuo cambiamento.
Comunicare é quindi una dimensione principe della vita umana che accomuna immagine e parola, identificandole come mezzi di trasmissione del pensiero e, allo stesso tempo ponendole all’interno di un tempo e di uno spazio che si dilatano dando origine a molteplici ”formae mentis” che si intrecciano in maniera indissolubile al nostro presente.
In una società, veloce, caotica, globale, ”liquida” per definirla con l’ espressione di Z. Bauman, una società per molti aspetti superficiale perennemente connessa alla rete, la quale é diventata la sola divulgatrice di un sapere indiscusso; in questa società dove tutti siamo insieme, dove apparentemente le frontiere territoriali sono state abbattute per far nascere una cittadinanza globale emerge la solitudine del piccolo pensiero.
Il mostrarsi del singolo diventa più importante dell’Essere; il mondo nel quale viviamo viene messo da parte in favore di una sbrigativa visione dell’esistere.
Lavorare insieme, partecipare democraticamente alle decisioni diventa una necessità all’interno di una scuola che si considera non solo luogo di formazione tecnica ma anche ambiente di crescita personale; un luogo dove sia possibile dialogare confrontarsi e agire contemporaneamente; un luogo dove il ”maestro” diventa una guida e non un leader, dove la pratica del singolo diventa un bene comune verso una nuova dimensione formativa.
Il gruppo si inserisce come una denuncia diretta ad un modo di vivere e pensare, sedentario statico, fin troppo accessibile ed estremamente egocentrico.
Il ”maestro di parola” africano, si declina così in ”narratore di immagini” , diventa un contestatore (rivoltoso), che si oppone in modo ironico a tutto questo, trasformando i soggetti in oggetti di discussione, per raccontare con immagini evocative, le emergenze del nostro tempo presente in modo impertinente, usando mezzi espressivi cari alla tradizione classica, legando in un vincolo indissolubile passato presente e futuro.