Descrizione Opera / Biografia
Forma non forma
Rodrigo Blanco interpreta il corpo umano come un racconto di senso: un racconto che nella nostra contemporaneità sembra si sia fermato, non è in evoluzione, ma in costrizione: senza espressività né profondità. I suoi lavori, quindi, vertono a liberare questo corpo, sono al centro della sua riflessione: mutazioni, metamorfosi, trasfigurazioni, che non riguardano solo l’essere umano, ma anche oggetti, biologia, tecnologia, scienza, ingegneria genetica che l’uomo ha generato: sedie, tavoli, cappelli, pipe, computer, monitor, rete e cavi internet, ecc., questi elementi vengono inglobati generando nuove forme post-umane, nuove creature libere e sospese al di sopra della materia.
Dove finisce l’installazione artistica e dove inizia la videoarte? Dove finisce il teatro d’avanguardia e dove inizia l’arte performativa? Blanco lavora ai confini: del corpo umano, della rete connettiva, dello spazio, del tempo, del colore; li forza sperimentando molteplici espressioni, andando oltre la realtà oggettiva, oltre la materia, oltre il concetto estetico, in una dimensione altra.
Ectoplasmi, frattali, organismi pluricellulari, diventano delle sculture proteiformi con innesti sintetici, geneticamente modificati, prendono forma all’infinito diventando dei mutanti, diventando una nuova specie umana.
Alcune, di queste creature, sono curiose, altre inquietanti, altre ironiche: esseri mostruosi, cercano di condurre una vita simile a quella dell’uomo, fatta di gestualità, di comportamenti, di atteggiamenti, ma il più delle volte risultano goffi, impacciati, a causa della loro abnorme e disarticolata conformazione. Queste nuove creature si rendono ridicole, inglobate nella rete telematica e negli oggetti di uso quotidiano, hanno la supponenza di poter dominare e poter possedere le cose.
“Non sempre quello che viene dopo è progresso” (A. Manzoni), la tecnologia sta inglobando l’uomo trasformandolo in un tutt’Uno con l’etere e portandolo in una nuova dimensione atemporale. Blanco descrive la nostra contemporaneità portandoci nella dimensione di un nuovo homo sapiens, l’homo sapiens del XXI secolo, un superuomo asessuato, androgino, dove la parte maschile e la parte femminile si fondono senza distinzione.
L’artista utilizza il colore monocromatico, il giallo è dominante, è il colore del sole e della luce, ha il potere germinativo, nella mitologia i caldi raggi solari sono considerati generatori di vita come nel mito greco di Danae. Il giallo è anche pericolo, il colore della mente non lucida, pazzia. Nelle sue opere il giallo, quindi, è sì creazione di nuova vita, ma una nuova vita folle, anomala e squilibrata. L’Uomo di Blanco è in realtà un concetto filosofico: è un uomo libero, supera tutto quello che è ordine, è un uomo svincolato dalle tradizioni, dalle religioni, dalle regole sociali, dalle certezze, dalla paura della morte, che accetta di andare oltre al conosciuto sviluppando una propria identità. Questo tipo di Uomo, è in grado di creare un nuovo punto di partenza per un’altra esistenza, che inizia sulla soglia di un Futuro nuovo.
Paola Gennari
Biografia
Rodrigo Blanco nasce nel 1975 a Latina. Trascorre gran parte della sua infanzia con i nonni, e in compagnia degli amici coetanei nelle strade di una periferia di pasoliniana memoria, strappata alla palude. A scuola intraprende lo studio di materie tecniche, nel contempo pratica la disciplina del salto triplo. Saranno entrambe esperienze il cui segno ritornerà in seguito. Durante l’anno della naia scopre la meraviglia della lettura filosofica e attraverso di essa inizia a maturare una visione dell’esistenza al di fuori delle strutture prestabilite. A ventun anni entra a lavorare in una fabbrica metalmeccanica, contemporaneamente prosegue la disciplina del salto triplo che gli fa acquisire una coscienza profonda del proprio corpo e delle possibilità in esso insite: il salto rappresenta un gesto ordinato e nello stesso tempo un atto di liberazione. Nel 2001 giunge ad Ancona, qui guiderà una squadra “rimediata” di operai nei lavori di ristrutturazione del Teatro delle Muse: la tecnica, l’etica e l’estetica troveranno in questa esperienza una sintesi fondante nella sua concezione della realtà. Contemporaneamente inizia a dipingere. Ricerca in questa pratica il ritorno alla libertà del corpo, vi ritrova una sensualità molto vicina a quella della carne e in essa vive l’attimo di sospensione dell’immagine al di sopra del trascorrere tumultuoso del tempo. Aggiornando via via il suo processo pittorico, tiene mostre personali in varie città. Nel 2010 alla Galleria Puccini di Ancona, la personale intitolata “Opere recenti” rappresenta un momento di verifica dopo i preziosi consigli ricevuti da Giovanna Bonasegale. Nel 2012 è la volta di “Umanovacuo”, all’ Università degli Studi di Trieste, nell’ambito della rassegna curata da Marcello Monaldi; Al 2013 risale la mostra dal titolo “Guardiani e figure involute nello spazio” tenuta alla Galleria Studio d’Arte Andromeda di Trento, in cui fa coppia con Francesco Lozzi. Particolarmente significativa nel 2014 è le personale “Cieli, display e Lacrima di Morro D’Alba” presentata da Marvi Maroni alla Galleria Puccini di Ancona e “Segnali residui progressivi” curata da Marianna Cozzuto allo Spazio Comel di Latina. Sempre nel 2014 fonda con Marvi Maroni e Francesco Colonnelli, l’associazione Ginolimmortale che mette insieme artisti ed intellettuali anconetani, ispirati alla vita e all’opera di Gino De Dominicis, con l’obiettivo di elaborare percorsi di analisi dell’estetica contemporanea e realizzare produzioni artistiche collettive di natura interdisciplinare. Nel 2016 intraprende una proficua collaborazione con il gallerista Alessandro Leanza ed allestisce vari interventi presso la galleria di quest’ultimo, il Laboratorio 41 di Macerata. Le tematiche delle sue molteplici espressioni riguardano la pluralità dei significanti nella realtà della rete connettiva (reti di esseri umani) e il principio di atemporalità ritracciabile in figure e forme ibride e combinate.