Artwork description / Biography
Un cuculo.
La grande notte di luna
penetra il bosco di bambù
- Bashō
Come in un celebre haiku di Bashō, un raggio di luna piena illumina un bosco di bambù. Nel silenzio di quella luce surreale il tempo appare sospeso mentre la foresta - rigogliosa ed eterna - accoglie una delicata figura umana in cammino.
”Akane 朱音 - prigioniera del tempo” è parte di una serie fotografica dal titolo ”Ki Kyō” (Ritorno a casa). Il progetto nasce da un soggiorno in oriente, a seguito di una visita alla famosa foresta di bambù di Arashiyama a Kyoto e dopo essere entrato in contatto con le prime fotografie della scuola di Yokohama.
In Ki Kyō, fanciulle in abiti tradizionali - estrapolate da negativi e albumine colorate a mano, ritraenti il Giappone di fine Ottocento - siedono al centro della rappresentazione, pronte a riconciliarsi con se stesse e con ciò che le circonda. In questo senso l’opera è intesa come un viaggio interiore, un “ritorno a casa” verso le radici della propria anima, l’espressione del forte legame spirituale che unisce l’essere umano agli elementi naturali.
Certo è che nel modello culturale giapponese la natura è vissuta come divina, organica, dove “le cose” - per dirla con le parole dell’antropologo orientalista Fosco Maraini - “sono invitate a parlare con l’uomo…sasso e gioia, acqua e tenerezza, albero e pensiero”.
Natura sinfonica, dunque. E densamente metafisica. Siamo infatti nel paese dei kami, entità dai contorni indefinibili (comunemente tradotte come “divinità” o “spiriti”), manifestazioni di una realtà sottile che unisce il Tutto, rivelando piani di co-esistenza tra cose del mondo, princìpi dello spirito e umano sentimento.
Così, seguendo la mia personale e consolidata poetica dove immagini d’archivio si fondono con paesaggi da me fotografati, ho intrapreso un viaggio alla ricerca di quei luoghi che stabilissero una reciproca attrazione con le immagini d’epoca che avevo raccolto.
Le fanciulle sembrano rispondere al richiamo di quei posti, come se li avessero sempre abitati e non chiedessero altro che ritornarvi.
Guidato dal desiderio di ricongiungere quelle immagini, ho realizzato dei collage digitali con l’intenzione di svincolare quelle figure dalle rigide pose di scatti d’epoca, per ricondurle verso uno stato di originaria e atemporale libertà.
Tutte le immagini del progetto sono elaborazioni digitali stampate su carte washi tradizionali - realizzate artigianalmente - adattate alla moderna tecnologia di stampa fotografica a getto d’inchiostro. Le stampe sono poi montate in sospensione all’interno di una teca nera.
BIOGRAFIA
Olmo Amato si laurea in neurobiologia all’Università La Sapienza di Roma. Parallelamente agli studi universitari, si dedica alla fotografia e alla sperimentazione di tecniche di manipolazione digitale. Fotografo e filmmaker, si occupa di stampa fine art, post-produzione e didattica. Dal 2010 a oggi ha realizzato diversi progetti fotografici personali, nei suoi lavori, prevalentemente in bianco e nero, integra foto d’epoca a scatti da lui stesso realizzati durante suoi viaggi. I suoi lavori fotografici sono selezionati ed esposti in festival, gallerie e fiere d’arte contemporanea. Vincitore del premio Setup 2018 come miglior artista under 35, del Premio MalamegiLab 2018 e del premio fotografico Tiziano Campolmi 2019.
Nel 2015, insieme a Samuele Sestieri, ha scritto e diretto il film “I Racconti dell’Orso”, selezionato in concorso al 33° Torino Film Festival al Rotterdam International Film Festival 2016 e numerosi altri festival italiani ed internazionali.
ulteriori info su
www.olmoamato.it