Descrizione Opera / Biografia
L’espressione più ampia della forza dell’umano risiede nella calma e nel controllo. La forza interiore governa il mondo dell’uomo e delle relazioni, permettendo di creare società artificiali di cui ogni essere beneficia in modo singolo.
Quando la forza riguarda la natura, essa non prova limiti di vergogna, giudizio, senso di colpa e, sicuramente, non biasima nessun altro essere. In modo diretto e spietato la natura esterna la sua forza senza pensare al peso delle proprie azioni, senza occuparsi dei risultati e senza chiedere scusa delle conseguenze.
Il segreto profondo di questo quadro rivela la natura umana: l’onda urla e si abbatte come un uragano, ma il terreno, dai colori solidi e abbaglianti, sta in silenzio, finge. Di nascosto, però, protegge un messaggio pronto a essere inviato. La strada indefinita suggerisce un viaggio ignoto, una possibilità di cambiare e di andare verso un sé più vero. Il lampione che sale verso l’alto e curva verso la furia in tempesta offre la possibilità di tornare al ciclo eterno con la forza dell’istinto, con rabbia e conservazione.
In pochi cenni questo dipinto raffigura l’eterno dubbio dell’uomo, schiavo della sua libertà di scegliere e di esercitare il proprio libero arbitrio.
L’uomo, alleato e nemesi della natura, si rivela tanto speculare quanto simile alla madre che gli ha donato la vita. Nella sua formazione ha imparato a controllare il suo animo, ma nell’istinto sente la forza primordiale che si scontra contro il suo io più profondo, lottando tra un costrutto desiderio di controllo e un profondo senso di distruzione.
Quando questa forza viene esposta all’esterno, l’uomo risulta profondamente sincero e scaglia la sua rabbia contro la finta realtà che ha creato.
La forza si trasforma in rabbia e si infrange creando un’esplosione ancor più forte della spinta originale. Il candido mondo cerca di rimanere impassibile per proteggere lo status quo che ha raggiunto, plasmato negli anni nella mente dell’individuo. In questo momento la rabbia si placa, ritorna silente.
Neri si mette a nudo su questo quadro, dove i segni inizialmente astratti ci accompagnano in un viaggio interiore. Una volta contattato quell’istinto primordiale, solo allora iniziamo a riconoscere i disegni e la realisticità del dipinto. Ma oramai siamo rimasti spogliati dallo scudo che portiamo ogni giorno per non guardare dentro di noi. Possiamo solo scegliere se partire per un viaggio verso l’ignoto o continuare a essere schiavi sulla ruota che abbiamo costruito.
[Testo di critico di Fabio Lopez]
NOTA BIOGRAFICA
Martino Neri nasce a Faenza il 2 novembre del 1986 e matura presto una sensibilità verso l’espressione pittorica. Nel 2008 consegue il diploma presso l’Istituto D’Arte G. Ballardini di Faenza e inizia a frequentare gli ambienti artistici locali. Prosegue il suo percorso presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze dove si diploma in pittura con tesi in Fenomenologia delle arti contemporanee dal titolo “Costellazione Transavanguardia” con i professori Umberto Bisi e Mauro Pratesi, si specializza poi in Arti visive e nuovi linguaggi espressivi presentando “Strutture Primarie“ con i professori Betti e Bruni.