Descrizione Opera / Biografia
Un indagine sulla questione dell’identità, la maschera come stratificazione solida sulla superficie di ogni individuo, ciò che ci copre diventa l’identità di affermazione e riconoscimento che ci portiamo addosso.
Lasciamo che queste barriere ci definiscono come individui e ciò che ci applichiamo diventa esso stesso un’altra vita, un’altra personalità, più stabile, più inattaccabile.
Un procedimento che spesso viene confuso con la maturità, ovvero l’arrivo ad un equilibrio o ad un impenetrabilita psicofisica che non ci fa più perdere nei meandri delle nostre voragini, dei nostri sogni con la stessa drammaticità dei moti della giovinezza.
Questo plasmare i nostri ”tratti-psico-somatici” o lasciarsi plasmare da essi; li riporto attraverso la pittura, in un approccio che ha più a che fare con una scultura impossibile, la modellazione di questi organi o organismi visti al microscopio, la tratto scavandola o facendo fuoriuscire in volumi plastici, senza curarmi minimamente di tutta la superficie del quadro, l’interesse è focalizzato sul soggetto, l’essere in formaldeide che sto analizzando come un esperimento scientifico.
In questo caso la mela, feticcio per eccellenza, oggetto del desiderio; dal peccato originale alla marca di smartphone più famosa del mondo.
Non è solo ciò che ci applichiamo che ci definisce ma anche ciò che possediamo, questo movimento geologico che avviene sulla nostra persona è spesso molto fragile, e come la crosta del nostro pianeta si infrange, scontrandosi con altri parti di essa e crea anfratti e e gole, crepe, voragini, tutti i luoghi da cui possono trapelare le nostre fragilità, i nostri sogni, le nostre insicurezze.
Questo vogliono rappresentare i dislivelli e i fori sulla superficie di questa mela, cosittanto familiare ma anche cosittanto distante.