Descrizione Opera / Biografia
Gli autoritratti sono un tipo di autoesame, di auto-osservazione.
La modella nel quadro non sono io, è la mia migliore amica, di solito le piace indossare maniche lunghe per coprire le cicatrici delle sue ferite. Siamo diventate amiche grazie al fatto che abbiamo sofferto di depressione entrambe, quindi riusciamo a capirci e supportarci.
Durante la pandemia la nostra situazione è stata portata al limite, eravamo isolate, senza il supporto degli amici e delle famiglie. Lei ha ricominciato di nuovo a farsi del male, abbiamo deciso di vedere uno psicologo insieme e prendere dei farmaci per farcela. Però non tutto andò come doveva e la sua situazione era più grave della mia quindi aveva bisogno di più tipi di farmaci, ma gli effetti collaterali la fecero sentire persa, dimenticò addirittura la password del cellulare e non poteva più usarlo, succedeva anche con le pillole e le prendeva più volte al giorno.
Alla fine abbiamo superato il momento più difficile, le ferite del corpo e della nostra mente si sono rimarginate pian piano.
La mia amica e modella mostra allo spettatore la parte più vulnerabile, fragile e delicata del suo passato, ma anche la mia. Non ero sola, eravamo insieme e combattevamo entrambe quel mostro.
La tecnica usata per questo dipinto è quella della pittura a olio. Ho usato un’espressione più specifica per mostrare direttamente tutti i dettagli, usando quasi solo il bianco e il nero, senza sfondo e senza ombre. Vorrei creare un collegamento psicologico il più diretto possibile con gli spettatori proprio perché gli autoritratti sono un tipo di autoesame, di auto-osservazione.
Utilizzare collegamenti e sensazioni psicologiche può aiutare ad avviare conversazioni tra persone che solo all’apparenza ci sembrano estranee. Tutto questo può essere un modo per le persone di trovare un terreno comune che prima era invisibile.