Descrizione Opera / Biografia
Osservare deriva dal latino “ob” e “servare”, cioè serbare, custodire e considerare. E l’osservazione è proprio questo: guardare, esaminare con estrema attenzione al fine di conoscere qualcosa, rilevarne i particolari e coglierne i segreti. Ecco perché la scelta di questo termine: questa foto fa parte di una serie che vuole ricercare uno sguardo, uno sguardo che tende a cogliere la liricità anche in quegli spazi nei quali apparentemente nulla si da. E le luci giocano un ruolo fondamentale in queste manifestazioni: l’interesse è verso quel penetrarsi e compenetrarsi di piani, grazie ad una luce che taglia le superfici mettendo a dura prova la percezione. Non si capisce più cosa è cosa, qual è il piano che vince sull’altro, in questa lotta di primi. L’idea è allora quella di lasciare sconfinare l’immagine per far fluire una visione e sentirsi parte di questa. La foto apre un dialogo con lo spazio che la accoglie e, attraverso la sua superficie riflettente, porta nella dimensione umana il suo portato visionario. Gli angoli vengono allestiti su pareti che confluiscono in altri angoli: ecco allora il proseguo di quei confini non stabiliti da una cornice, che fanno sfociare l’immagine in una visione.
La mia visione.