OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Blu tra virgolette blu

Blu tra virgolette blu
olio, tela
80 x 70 cm

Davide Marega

nato/a a Voghera
residenza di lavoro/studio: Voghera, ITALIA


iscritto/a dal 17 mag 2023

http://www.davidemarega.com


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35 x 40 cm

Descrizione Opera / Biografia


[...] Un monocromo blu è un blu. Punto. Senza trascendenza, senza razionalità tra le tracce del pennello. È un blu. Punto. Nel senso che vive del colore come materia e come luce ma alleggerite dalla ricerca della metafora a tutti i costi. L’approccio all’arte astratta è sempre condizionato - anche giustamente - dall’impegno e dall’ansia di trovare snodi di senso; allo stesso modo, però, va data la possibilità che oltre il colore ci sia soltanto il colore, che quello che si vede sia soltanto quello che si vede senza la pretesa che diventi concettuale, che l’artista, infine, non sia mosso semplicemente dal sacro fuoco dell’ispirazione ma anche dalla pratica del gesto, dalla concretezza della materia, dalla manualità dei processi creativi più che dalla loro trascendenza. Ma non per questo il monocromo blu perde significato: è colore senza che il colore debba veicolare altro. E in un certo senso sembra una liberazione. Non una banalizzazione, ma una liberazione dalle sovrastrutture critiche sia di chi crea l’opera, sia di chi la fruisce, dove la complessità non va ricercata nel non-detto ma nelle scelte del processo creativo che interessa l’opera, dalla carpenteria della tela agli strati finali della pellicola pittorica. Per rendere ancora più chiaro questo, Davide Marega, artista di cromie assolute, ha chiuso tra virgolette i suoi blu (e i suoi rossi, i suoi gialli, i suoi verdi): un discorso diretto, ”questo è un blu”. Punto.
Questo è un blu che segna anche la sua storia. Davide Marega (Voghera, 1988) si è formato all’Accademia di Brera. Corso tradizionale, piano di studi dal disegno alla pittura, prima i modelli dal vero, poi l’influenza dei maestri di Brera: Italo Bressan dal quale ha visto poca forma e Piermario Dorigatti dal quale ha visto molto colore. Astrattismo ed espressionismo. Ma se è rintracciabile nel confronto con i maestri la matrice di un linguaggio che somma astrattismo ed espressionismo appunto, ad essa vanno innestati i passaggi successivi che definiscono la sua dimensione di artista e la sua personalissima ricerca. Cosa si sovrappone all’insegnamento e agli esempi degli insegnanti? La gestualità, innanzitutto, che il giovane artista esercita per portare all’esterno una forza poco distinguibile: istinto vs razionalità.
Poi, l’ansia di perfezionismo nell’uso del colore: il monocromo è l’approdo di una pittura che si genera esclusivamente dalle cromie e che non può prescindere da una conoscenza scientifica del colore stesso, materia e luce.
Infine l’oggetto opera d’arte come lavoro di carpenteria, tessuto e legno. L’atelier di Marega nel centro di Voghera è voluto e vissuto alla stregua di una bottega rinascimentale in cui convivono astrattismo e artigianato e gesti di manualità antica preludono a gesti di istinto creativo: la preparazione del telaio e della tela secondo la ricetta antica. La scelta della tela - condizionata dalla tipologia di trama - la costruzione del telaio, la preparazione e la stesura dell’imprimitura (colla di coniglio e gesso in polvere). Una dimensione di bottega dove si fa tutto come richiamo a quella sapienza del fare che, costruendo il dipinto a partire dalla sua fisicità, arricchisce di consapevolezza la ricerca artistica e la preserva dal rischio della superficialità.
[...] L’arte Davide Marega non è astrazione pura anche quando è solo colore perché il colore dà corpo e vive da sé, è creato per suggerire le medesime visioni. I monocromi sono, di fatto, paesaggi, orizzonti che prendono consistenza a seconda della natura e della luce da cui è avvolta: terre i rossi e i gialli, prati i verdi, marine i blu. Paesaggi consueti che suggeriscono il lavoro dell’artista: la pianura padana e il mare. Il colore saturo è piatto solo in apparenza: una cromia unica che si genera da stratificazioni e sovrapposizioni, effetti di movimento attraverso cui la luce filtra e strappi che la fanno vibrare. Il lavoro del pittore è una gestualità sapiente nella fase esecutiva e una squisitamente teorica nella fase progettuale, quando va scelto il colore. O meglio cercato, approntato, provato attraverso la preparazione: impensabile usare un colore già pronto, che prelude ad un effetto finale pensato e voluto altrove e attraverso tecniche condotte da altri. Paesaggi consueti che suggeriscono più che ispirare, perché tanta manualità ben si addice al lavoro costante, essenziale alla crescita, al cambiamento e alla conquista dell’emozione altrui.
Manuela Bonadeo, rivista Oltre n. 199, p. 44 - 49