OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Pesaro (0) ; Viareggio (662+)

Pesaro (0) ; Viareggio (662+)
fotografia digitale post-prodotta al negativo, stampe fine art su itart digital backlit front glossy 215 my, tavolette luminose, clip cromate
45 x 30 x 2,5 cm cad. (di massima)

Francesca Bertazzoni

nato/a a
residenza di lavoro/studio: Bologna, ITALIA


iscritto/a dal 15 mag 2023

http://www.fabertazzoni.com


visualizzazioni: 472

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Altre opere

 | Pesaro (0), 2023 | dettaglio

Pesaro (0), 2023 | dettaglio
fotografia digitale post-prodotta al negativo, stampa fine art su itart digital backlit front glossy 215 my, tavoletta luminose, clip cromate

 | Viareggio (662+), 2023 | dettaglio

Viareggio (662+), 2023 | dettaglio
fotografia digitale post-prodotta al negativo, stampa fine art su itart digital backlit front glossy 215 my, tavoletta luminose, clip cromate

Descrizione Opera / Biografia


Pesaro (0) e Viareggio (662+) sono una coppia di fotografie distinte ma inseparabili. Accenno, ovvero parziale restituzione del progetto a gold line through the Green one, di cui la prima fase (un viaggio a piedi di trenta giorni, esattamente da Pesaro a Viareggio), si è conclusa il 25 marzo scorso.
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Per approfondimenti in merito al progetto generale rimando alla pagina www.fabertazzoni.com
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Alcune note specifiche sull’opera in concorso:
Il soggetto delle due fotografie sono le scarpe con cui ho percorso l’intera distanza (oltre 662 km), in scala 1:1. Nuove alla partenza, ora ne portano i segni in termini di usura, abrasioni e piccoli tagli che le suole hanno accumulato lungo la strada perciò pari a un diario contribuiscono a comporre il racconto, come estrema sintesi visiva, del viaggio.
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Gli scatti sono post-prodotti al negativo perché l’inversione di un’immagine a colori ai suoi complementari (a maggior ragione se retroilluminata) restituisce ed esalta i dettagli minimi del soggetto, calamita su di essi l’attenzione dell’osservatore, caratteristica comune al lento procedere imposto dal susseguirsi dei passi durante un viaggio a piedi, che attraverso questo semplice espediente posso far esperire anche allo spettatore. Inoltre lavorando sugli scatti, ho subito notato la chiara somiglianza con le immagini radiografiche e questo ha evocato non solo il discorso più generale sulle cicatrici, ma proprio le fatiche, le piccole ferite, i dolori, occorsi durante il tragitto. Il viaggio a piedi è sempre anche un ottimo esercizio all’ascolto del proprio corpo, le sue reazioni alla fatica, ai difetti di postura mutano con l’aumentare della distanza percorsa, con il peso dello zaino, con le condizioni atmosferiche e con gli imprevisti. Ad esse, come al fondo stradale e nella vita, lentamente ci si abitua, si impara a decifrarle e a conviverci, in una continua ridefinizione degli equilibri. Allora pensando l’allestimento ho scelto di accogliere l’accidentale paragone medico-diagnostico, perché ancora spontaneamente evoca un altro frammento importante del racconto di viaggio: il sottotesto.
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Le due fotografie che compongono l’opera in concorso, raccontano in particolare di partenza e approdo e sono inseparabili dicevo, ma proprio per la loro natura di estremi, le immagino installate frontalmente a una certa distanza. Ad es. sulle pareti corte di uno spazio lungo e stretto, così che lo spettatore per osservare nel dettaglio prima l’una poi l’altra metà dell’opera, avrebbe da compiere (magari più volte) la mia stessa azione e contestualmente sarebbe indotto a porre attenzione al suo stesso camminare.