Descrizione Opera / Biografia
Casa 12 è la storia di un amore. È la storia di una casa, delle quattro mura dove si svolge il quotidiano. Quella casa che tutti abbiamo vissuto più approfonditamente nel lockdown del 2020, che ci ha fortemente messi davanti a noi stessi, come uno specchio di Atreyu da cui non si poteva spostare lo sguardo, pena, rimanerci dentro. Ma soprattutto la 12 è una casa interiore, il nucleo di ognuno di noi, quel centro profondo che un noto cantautore Italiano cercava disperatamente di rendere gravitazionalmente permanente. Così difficile da aprire, nella giusta misura, senza cadere, a ciò che il centro appunto fa girare, vivere ed evolvere. L’altro. La contaminazione. Casa 12 è la storia di una contaminazione artistica e di vita, del tentativo di aprire quel nostro mondo così centrato, all’altro, quel tanto che basta per legarsi, emozionarsi, ispirarsi, senza però perdere se stessi. Ne è il racconto quotidiano e ripetitivo nella sua routine sempre diversa. Casa 12 racconta in 12 mesi l’incontro fra due amanti, l’uno spinto dalla ricerca del “perfetto”, della giusta misura, della bellezza, dell’armonia e dell’equilibrio, dove tutto ha un suo posto; l’altro dal caos, il caso, invadente e destrutturante. E’ il racconto di un compromesso. Con l’altro, ma soprattutto con se stessi. Un compromesso fra un tavolino di cristallo di design e un gioco da tavolo. Fra un parquet di rovere e un borsone da trekking. Fra perfetto e imperfetto, freddo e caldo, bello e brutto, ordinato e disordinato, pensato e casuale, intellettuale e passionale, liscio e ruvido, luce ed ombra di un centro, che pur facendo entrare l’altro nella sua casa e in se stesso, cerca la giusta misura per non perdersi. Racconta tutto questo in 12 fotografie, scattate ognuna dallo stesso punto di vista, in vari momenti nell’arco di un anno solare. Attraverso questi scatti, molto simili ma tutti diversi, è possibile seguire un percorso di inclusione tramite gli oggetti, che cambiano e si muovono nello spazio, nei giorni e nelle stagioni, negli incontri e dopo gli scontri. Saranno gli oggetti a dirci di volta in volta qual è il giusto compromesso. L’Artista ha fotografato, in una relazione sul nascere, all’insaputa del compagno, ogni volta che lui se ne fosse andato dalla sua casa, gli oggetti personali e non che lui lasciava casualmente. Prima di ogni scatto ha osservato la scena, per poi valutare quali di questi potessero rimanere, in quanto non troppo destabilizzanti della scena e dell’identità stessa dell’Artista, e quali no. Lo scatto racconta il compromesso fra questi due interventi. Lo stendino, il cestino della spazzatura, la scopa, sono simboli che rimandano al quotidiano. Attraverso la luce naturale che si intravede entrare dalla finestra, ed alcuni elementi tipici delle tradizioni culturali, come ad esempio l’albero di Natale, si intuiscono stagioni e momenti della giornata. L’opera fa parte di un progetto più ampio, che comprende installazioni video, brevi scritture di astrologia, psicologia ed altre opere e ricerche fotografiche legate all’indagine del quotidiano, la contaminazione e l’integrazione dell’altro, inteso nel suo senso più ampio. La dodicesima casa in astrologia rappresenta l’ultimo stadio del cerchio zodiacale ed è dunque la Casa degli orizzonti più vasti. Dell’arte e della trascendenza ma anche dell’isolamento. Svela l’evoluzione interiore. Legata all’introspezione e alle intuizioni è la casa delle grandi prove in quanto associata ai periodi di isolamento (forzato o volontario). Nel Lockdown del 2020 tutti ne abbiamo fatto esperienza. La casa 6, sua opposta, è il settore del Tema Natale che rappresenta la vita quotidiana, gli animali domestici, le attività di routine, la cura della casa e del corpo. Più in generale tutto ciò che è misurabile, codificabile, “normale”. Nell’unione di questi due concetti l’artista cerca un equilibrio, fotografando dall’alto del suo soggiorno la sua routine geometrica ed ordinata che accoglie l’altro, per trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo ma fedele a se stesso.
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Giulia Gray (Firenze, 1981) vive e lavora a Firenze. Approccia alla pittura, alla fotografia e alla moda fin da bambina. Si diploma in design di moda all’Istituto D’Arte e al Polimoda di Firenze, e in fotografia di moda alla Fondazione Studio Marangoni. Conseguita la laurea in Design si dedica prevalentemente alla Moda, lavorando come stilista per diverse aziende del settore, progettando collezioni per importanti brand internazionali come Armani, Calvin Klein e Swarovski (2002-2022). I suoi abiti vengono scelti per sfilare al Premio Michelangelo e si qualifica finalista al Premio Mercedes Benz esponendo a Villa Erba, Como. Dal 2021 torna a dedicarsi prevalentemente all’Arte Concettuale, creando ripetizioni geometriche e minimali a mezzo pittorico e fotografico. Il suo lavoro indaga l’umano, il suo processo evolutivo attraverso il quotidiano e la ricerca di un equilibrio interiore. Studia l’irripetibilità nel ripetibile.