OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Ipotesi Di Ri(de)costruzione - Riconfigurazione III

Ipotesi Di Ri(de)costruzione - Riconfigurazione III
installazione a tecnica mista, olio, cera e combustione, su stampe da elaborazioni digitali applicate a film in poliestere, plexiglass e cartoncino fotografico
143x112,5 cm

Per_e_sistenza Di Frammenti _PDF_

nato/a a Schio
residenza di lavoro/studio: Venezia, ITALIA


iscritto/a dal 11 mag 2023


Under 35

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Ipotesi Di Ri(de)costruzione II
installazione a tecnica mista, olio, cera e combustione, su stampe da elaborazioni digitali applicate a tre film in poliestere
32,5x61 cm

 | Ipotesi Di Ri(de)costruzione I

Ipotesi Di Ri(de)costruzione I
installazione a tecnica mista, olio, cera e combustione, su stampe da elaborazioni digitali applicate a film in poliestere, plexiglass e cartoncino fotografico
150x158 cm

Descrizione Opera / Biografia


La serie Ipotesi Di Ri(de)costruzione costituisce un punto d’approdo conseguente all’esaurirsi ed al successivo riconfigurarsi del
ciclo dei Papers, o Pagine Di Cenere. Quest’ultima si pone in quanto tentativo di condurre a riconciliazione (volgendo al recupero)
un frammento di memoria individuale e privata rispetto ad un’identità collettiva sempre più lacerata. Un simile processo volto alla conservazione si mantiene costante grazie al persistere di una divisione tra pubblico e privato, sotto forma di squarcio attraverso
cui sia possibile veder coesistere le due dimensioni. Nel momento in cui il varco che si apre tra passato e presente, tra io e noi, è
indagato ed attraversato da quella pratica di scavo che l’intervento artistico tenta in questo caso di attuare, tale sovrastruttura
viene meno, portando i due piani a confondersi. Sulla pellicola plastica, metafora dello specchio e del negativo fotografico (in
quanto superficie ospitante il rovesciamento di un’immagine, a partire da cui la stessa può tuttavia essere riprodotta in qualsiasi
momento), si depositano residui di origine eterogenea, nella forma della coppia: ad un passato familiare, sempre più prossimo alla
scomparsa, vengono sovrapposti ritagli di foto anonime rappresentanti scene di genere accostabili per soggetto e composizione, oltre che per vicinanza ad una dimensione rurale e ad una concezione della vita più sostenibile (sia nel rapporto con l’altro che
con l’ambiente naturale vissuto) che spesso sono state dimenticate, e legate alle fotografie di famiglia. Si tratta di trittici parzialmente sovrapposti, che (sulla base di
un intervento in bilico tra la costruzione di un nuovo immaginario e la conservazione del preesistente) portano a dialogare i due
ambiti della memoria individuale e collettiva, della sparizione e persistenza dell’immagine, di ieri e oggi, ripercorrendo un ciclo di
trent’anni, ovvero quello di una generazione. Il ricordo individuale viene riabilitato soltanto in quanto traccia in grado di denotare
la rilevanza di un immaginario tanto più prossimo alla rimozione quanto più la lacerazione che esso porta con sé sul piano socio-
culturale corrisponde ad un’assenza di presa di posizione rispetto alla necessità di ristabilire un legame sul piano identitario tra la
nostra eredità individuale, l’immaginario collettivo e lo spazio abitato da essi: un ritorno all’origine, muovendo da una
decostruzione del topos occidentale legato al concetto di ripartenza, di ricostruzione a partire dalle macerie che il presente ne restituisce.