OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | La Via Blu

La Via Blu
acrilico e colore ad olio, giornali quotidiani intrecciati applicati su tela
150x100

Alberto Tomasi

nato/a a Trento
residenza di lavoro/studio: S.Orsola Terme, ITALIA


iscritto/a dal 16 apr 2024

https://www.instagram.com/tomasi.alberto.art?igsh=btzsb3ozzju1njvh


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Il Bacio della Luna
acrilico e colore ad olio, giornali quotidiani intrecciati applicati su tela
150x100

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Summa Luces
acrilico e colore ad olio, giornali quotidiani intrecciati applicati su tela
150x100

 | Dialogo Oltre la Luna

Dialogo Oltre la Luna
acrilico e colore ad olio, giornali quotidiani intrecciati applicati su tela
150x100

Descrizione Opera / Biografia


”La Via Blu” è un’opera realizzata intrecciando rotolini di giornale quotidiano, creando una trama applicata poi su tela pittorica.
Assieme, i rotolini creano una texture molto particolare, unica.
Quest’opera è formata da tre elementi ben distinti: la linea blu con il suo sviluppo ondeggiante, il triangolo infuocato e la sfera bianca nel suo mezzo che rappresenta la luna. (L’opera cela i quattro archetipi: Fuoco, Terra, Aria e Acqua) Non è solo un’opera, ma una vera e propria preghiera; si può notare la frase:”prego per la pace” collocata in basso, vicina al punto di partenza del filo blu. In quella posizione il filo della “La Via Blu” ricrea una curva convessa delle stesse dimensioni della luna in alto, quasi a voler riprodurre, per magia imitativa, l’ordine del cosmo sul nostro piano di realtà terreno. (Così immagino la parte inferiore dell’opera: quella terrena, mentre la parte superiore quella celeste.) Questo filo non va a chiudersi in un cerchio, ma rimane aperto, come se fosse una coppa, e si fa contenitore di quell’importante preghiera. Da “recipiente” non è solo ricettacolo atto al ricevere, ma anche punto di trasmissione attivo. La comunicazione è ambivalente tra luna e “coppa”, vicendevolmente si nutrono. Dalla preghiera la via si inerpica sinuosamente verso la luna, intrecciandosi con il triangolo di fuoco, accarezzandola per un tratto per poi raggiungerla ed unirsi a lei. Questa preghiera per la pace urla in silenzio superando tre volte la prova del fuoco. La forte volontà che ho impresso in quest’opera è dovuta ad un’intuizione, ricevuta dalla meditazione che avevo praticato con la luna nuova del 10 febbraio.
Tutte le mie opere sono direttamente collegate al mio percorso spirituale, alle meditazioni/preghiere che eseguo durante le fasi lunari; nel bosco circondato dalla natura.
La preparazione è un lavoro meticoloso e molto impegnativo, dal creare i rotolini di giornale quotidiano al intrecciarli tra loro, dando forma al mio modo di fare arte.
Questa è solo l’ultima di tante opere pche ho realizzato, tutto è partito arrotolando un foglio di giornale che conteneva la cronaca di un incidente in cui ero rimasto coinvolto nell’ormai lontano 2008.
Quasi per esorcizzare quell’evento, pian piano é diventato il mio metodo per comunicare il mio mondo interiore.
Critica alle mie opere di Paolo Zammatteo:
LE MAPPE POSSIBILI DI ALBERTO TOMASI
Arte concreta. Ovvero l’oggetto quotidiano che diventa opera, il materiale stesso che diventa opera. D’un tratto, per chi ha un po’ di dimestichezza con l’arte contemporanea, si spalanca un mondo espressivo, in cui i lavori dei pionieri - da Duchamp a Burri a Fontana - sono altrettante mappe per una geografia dell’immaginario improvvisamente sterminata. Di fronte ad essi le forme di Kandisnskij, Mondrian, Klee o Mirò paiono quasi classiche; e in fondo lo sono veramente in nome dell’armonia. Confrontandomi con Alberto Tomasi, ora si tratta di mettere al bando le mie comparazioni da storico dell’arte cresciuto sul campo; o ancora di più da insegnante, vista una esperienza trentennale; oppure da critico, in quanto talvolta ho dovuto fare ricorso al metodo di verifica in quanto non c’erano scuole, movimenti o linguaggi codificati a cui attingere. Alberto Tomasi esula da tutte le catalogazioni. Autodidatta e sotto l’impulso del suo vissuto, ha imparato ad essere un cronista per immagini. Molti sono diventati artisti a partire da una specifica vicenda personale. Intendo dire “artisti artigiani”, il massimo grado di perfezionamento per la creatività tradizionale: a tratti rivolgendosi al naif, talvolta lasciandosi sedurre dall’arte concreta e dalla sua infinitezza. Tomasi ha una predisposizione particolare per la spazialità, la composizione e la rappresentazione del movimento, lo dimostrano i suoi scatti fotografici. Non è così naturale che una fotografia regga sia con il colore che se virata in bianco e nero. Nello sguardo dell’autore dev’esserci il disegno del reale. Per Alberto Tomasi questo non basta. Quando non si esercita a organizzare la realtà dentro un obiettivo, quando mette mano, fisicamente, all’atto creativo, il risultato dev’essere completamente suo, risponde a un codice personale in toto. In questo senso Alberto Tomasi è pienamente concettuale. E materico: la carta diventa tessitura e disegno. Un mondo in filigrana può espandersi all’infinito; segni netti e sintetici paiono muoversi come altrettanti esseri viventi sulla trama di una tela da setaccio. La cura per il dettaglio, che vincola la tecnica molto personale e meditata di Tomasi, non si smentisce di fronte a superfici impegnative, anzi. Queste acquistano più equilibrio, ponderazione e misura. Alberto Tomasi è un cartografo. Non solo perché intreccia il Mandala delle sue pulsioni e del suo spirito con la carta. Si propone con estro ed eleganza come un interessante “disegnatore di mappe” dentro quella geografia dell’immaginario a cui facevo cenno al principio. Il suo linguaggio è maturo, è originale. Si propone «come atto comunicativo sintetico e diretto a una esperienza sensoriale» (Luigi Berardi, XX Henrietta Moraes, 1966). È un testo aperto alle interpretazioni, che non deve raccontare, documentare, informare... è espressione del suo pensiero e della sua capacità tecnica e manuale.