Artwork description / Biography
L’opera, ispirata all’iconografia Michelangiolesca, mostra due corpi femminili che rappresentano entrambi uno stesso soggetto universale, senza età e senza identità se non un’identità collettiva.
La donna qui diventa figlia e madre di se stessa, vittima e consolatrice di forme malate di possesso e violenza. Lo sfondo le decontestualizza lasciandole vagare in uno spazio-tempo indefinito, di continuo non cambiamento, per sottolineare la sconfitta sociale e morale che trova colpa e fondamento in una non cultura, non amore.
La struttura piramidale porta l’attenzione al vertice dell’immagine quindi nella testa del soggetto madre che lascia percepire il sentimento di compassione, solidarietà, consolazione verso se stessa, che, impotente, si abbandona.
BIOGRAFIA ANTONELLA BALDACCI
Antonella Baldacci nasce a Livorno nel 1969 dove
vive ed opera. Dopo gli studi artistici si diploma in pittura e grafica presso la
Libera Accademia d’ Arte Trossi Uberti della sua città ricevendo
riconoscimenti e borse di studio. Approfondisce
la sua esperienza entrando a far parte nel 2009 del
gruppo pittori di Arti Evasive Arte Contemporanea.
Partecipa a mostre collettive e personali e concorsi sul territorio nazionale e
internazionale.
Dal 2010 viene accolta in varie gallerie d’arte
che curano le sue mostre personali e collettive.
A tutt’oggi espone in Italia e all’estero.
Nel 2018 inizia la collaborazione con il giovane scrittore contemporaneo
emergente Paolo Salvini, curando le immagini di copertina e le
illustrazioni interne dei suoi libri (editi da Mondadori).
La sua Galleria di riferimento è Bottega Gollini Imola.
La sua ricerca gravita da sempre attorno alla natura
umana e alla natura stessa e nell’ultimo ciclo di lavori pone
la sua attenzione sui moti interiori.
I colori ed il loro movimento sono i protagonisti del racconto.
“...noi siamo la nostra dimora. I luoghi rimangono
ancorati al tempo, lì, fermi, statici, eterni e noi li
attraversiamo velocemente in un susseguirsi di generazioni.
L’involucro è il nostro rifugio, intoccabile e sicuro,
il nostro spazio magico in continua trasformazione.
Al suo interno gli eventi tumultuosi scorrono fluidi e si accavallano
fino a mescolarsi.
Tutto avviene lì, il fuori e il dentro...
perché il viaggio è nella testa.”
L’immagine, distrutta nella forma, si ricompone nei colori attraverso
pennellate gestuali ed astratte entrando in contrasto con dettagli
estremamente realistici che richiamano prepotentemente l’attenzione
dell’osservatore e permettono all’artista di mantenere quel filo condut-
tore tra classico e contemporaneo lasciando che i due mondi coesista-
no.
I colori pop dello sfondo rimandano alla cultura popolare ma i soggetti
non sono quelli iconici, sono persone comuni allo scopo di sottolineare
che ognuno di noi è eroe/eroina del suo tempo.
Non abbandona mai la sperimentazione per cui alcuni lavori sono eseguiti
su supporti diversi dalla tela, come plexiglass e foglia di alluminio.
In particolare, quelli realizzati su plexiglass richiamano
oggetti di uso quotidiano a cui nessuno di noi può ormai rinunciare
in quest’era digitale, riconducibili a schermi di i-pad o pc.
Si crea un contrasto che è accentuato dalla superficie del supporto
stesso sul quale l’artista interviene a voler sottolineare il bisogno compulsivo
che ognuno di noi ha dell’oggetto stesso in contrasto con il disagio all’uso
smodato che ne deriva.
L’immagine dipinta sembra voler uscire da quella superficie ribellandosi all’idea
del volerla, a tutti i costi, solo digitale.
La tecnica usata è mista, colori acrilici e ad olio si alternano arricchiti da interventi
con inchiostri e smalti, pastelli e resine bicomponenti.
“ES-SENZA”
(L’essere è e non può non essere,
Il non essere non è e non può essere)
Carnale e intensa galleria di volti che non sono ritratti ma indice di
riflessione su come la prima impressione non coincida sempre
con l’essenza.
Figure femminili che chiedono disperatamente attenzione e rispetto.
Figure omertose in cerca di accettazione, appena uscite da un periodo
che ci ha visti privati di ogni libertà, persino quella di respirare.
Gli elementi naturali ed i colori di fondo suggeriscono una certa ambientazione,
un luogo mentale dove
i soggetti sono colti in espressioni sospese che cercano risposte
o reagiscono ad un richiamo esterno e in un attimo devono raccontarsi.
Mi intriga cercare di percepire i piccoli universi che ognuno si porta dentro,
distorcere il realismo tradizionale per riflettere la frammentazione
della vita moderna ed attirare l’attenzione di un mondo
troppo distratto.
L’ispirazione arriva da scatti rubati al quotidiano.
Alla base di ogni mio lavoro c’è sempre una fotografia. Non dipingo
dal vivo ma attingo a una realtà già documentata a cui aggiungo la mia
emotività cercando di trasformare un’immagine, per sua natura effimera,
in qualcosa di denso.
I colori pop dello sfondo rimandano alla cultura popolare ma i soggetti
non sono quelli iconici, sono persone comuni a sottolineare il fatto che ognuno
di noi è eroe/eroina del suo tempo.
Non cerco di riprodurre fedelmente l’immagine, essa è solo lo spunto, il
punto di partenza. Cerco piuttosto di restituire carnalità ai soggetti lascian-
doli vagare in contesti astratti che richiamano sempre la natura,
all’interno dei quali subiscono trasformazioni o deformazioni.
Mi immergo piacevolmente in un’alternanza di poesia e astrazione.
Scopro un rapporto col colore straordinario: è lui padrone di un risultato
che non conosco al primo passaggio, né al secondo, né a quello successivo...
Ogni passaggio è infatti un cambiamento, un’evoluzione che mi suggerisce come
proseguire. Mi fermo sempre ad un passo dal completamento dell’opera in modo da permettere a me stessa e al fruitore l’ultimo intervento: LA PERCEZIONE
DI CIÒ CHE L’IMMAGINE VUOL SOLO SUGGERIRE.