Descrizione Opera / Biografia
Mongolia — Il silenzio della terra.
La regione degli Altai è una delle zone più remote della Mongolia occidentale dove tutto sembra essersi fermato a quando la vita seguiva il corso della natura. Dove tra l’uomo e la natura vige un rispetto profondo, un legame indissolubile.
Nella provincia di Bayan-Ulgii vivono i cacciatori di aquile, conosciuti come búrkitshy, famiglie nomadi kazake che durante i mesi estivi praticano la pastorizia e la transumanza, allevano capre, cavalli e yak da cui ricavano tutto il sostentamento di cui hanno bisogno: cibo, vesti, trasporto, mentre durante l’inverno cacciano a cavallo con le loro aquile reali.
Piuttosto che modificare le abitudini degli animali, i nomadi della Mongolia hanno preferito adattarsi alle loro esigenze, seguendoli nelle migrazioni stagionali alla ricerca di pascoli freschi.
In virtù di questo peculiare stile di vita, i pastori hanno concepito la gher, una abitazione a base cilindrica, composta da pareti facilmente smontabili, aste, teli e feltro, tenuti insieme da corde.
La gher è resistente pensata per essere smontata e trasportata sui carri nei periodi di transumanza stagionale.
Al centro della gher è posta una stufa il cui fumo fuoriesce, tramite il tubo, per il toono, la finestra rotonda sul soffitto. Questo spazio intimo disegnato dall’uomo si perde nella natura circostante, rispettandola, creando con essa un forte legame dalle radici profonde, ma che una volta disfatto sarà come se non fosse mai stato là. Lasciando che la natura inalterata continui il suo corso.
La storia di Dastan è quella di un giovane ragazzo kazako che sta portando avanti la tradizione della sua famiglia: vuole diventare un cacciatore di aquile. Già dall’età di tredici anni passava il suo tempo ad addestrare i rapaci.
La tradizione vuole che le aquile femmine siano preferite, perché più intelligenti, più grandi rispetto agli esemplari maschi e più brave nella caccia.
Servono molti anni prima che tra il cacciatore e l’aquila si crei un legame profondo, che si scioglierà soltanto quando dopo circa dieci anni il cacciatore dovrà salutare la sua compagna per lasciarla libera di vivere in natura, dove spera si riprodurrà, assicurando il futuro della sua specie.
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Pensieri al vento, tra volatili idee di permanenza,
immobilizzati da una voglia latente.
Alla cieca verso pensieri distesi,
perennemente assenti.
Dondolando bagnati da un tiepido sole.
Ore ferme.
Geometricamente singolari, ci muovevamo ordinati nello spazio indefinito.
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Biografia:
Camilla Bettinelli è una fotografa e designer italiana cresciuta a Livorno e ora residente a Modena. Ha studiato visual design, product design e fotografia a Firenze conseguendo la laurea magistrale in design presso la Facoltà di Architettura.
Trascorrendo i pomeriggi estivi nello studio di suo nonno, osservando i suoi quadri dai paesaggi sospesi, disegnando e creando con lui, ha iniziato a mettere a fuoco che la macchina fotografica sarebbe diventata il mezzo di dialogo attraverso il quale avrebbe raccontato il mondo intorno a lei.
I suoi lavori fotografici indipendenti utilizzano la fotografia come mezzo per ri-conoscere il quotidiano, ed attraverso le sue immagini vuole celebrare gli avvenimenti ordinari ed il paesaggio contemporaneo.
Nel corso degli ultimi anni i suoi progetti sono stati pubblicati su magazine online nazionali e internazionali come Vogue, Flickr explore e DOCU.