OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Invaso

Invaso
mista tessile, filo di alluminio, cotone, gomma siliconica, bio plastica
2mx1,10mx80cm

Elisabetta Cameli

nato/a a Bologna
residenza di lavoro/studio: Faenza, ITALIA


iscritto/a dal 31 mag 2024

https://www.elisabettacameli.com/


visualizzazioni: 280

SHARE THIS

Descrizione Opera / Biografia


Ispirandosi al celebre film “Invasione degli Ultracorpi” di Don Siegel (1956), “Invaso” vuole indagare le
dinamiche relazionali e le condizioni umane al tempo di una società tecnologica che ormai ha preso il
sopravvento.
Partendo sempre dalla poetica dello spazio cavo, allegoria del bozzolo e dell’utero materno, l’installazione
riflette della dimensione pervasiva della tecnologia nell’epoca contemporanea, al distacco dalla realtà che essa provoca esasperando un senso di diffidenza e solitudine crescenti.
“Invaso” si presenta come una sorta di “paziente 0” in cui il virus si manifesta, senza lasciare scampo immergendolo in un ambiente pervaso da una luce abbacinante e da un rumore disturbato e disturbante che nasconde le tracce di vulnerabilità che si celano in
un’apparente connessione senza fine.
Sebbene con la globalizzazione siamo riusciti a comunicare con il mondo intero, essa ha portato con sé un
senso di omogeneità, una paura a separarsi dal gregge.
In questo grande sistema pericolante accresce la diffidenza nei confronti dell’altro.Essere invasi significa essere assuefatti e disumanizzati, rispondere ad una lingua
comune dimenticandosi di sé stessi..
“Mi trovo a navigare in un bianco spazio sconfinato. Le pareti non si distinguono dalla pavimentazione.
In lontananza si sentono delle voci. Provo a farmi notare, urlo, ma sembra non riescano a sentirmi.”
-Lucrezia Odorici su Invaso-.