Descrizione Opera / Biografia
Una corona testa in giù: Performance realizzata con Francesco Marsili, ragazzo trans in attesa dei documenti che riconoscano il suo genere. Il dono della barba ha molti significati, primo fra tutti purtroppo è ancora l’elemento in virtù del quale può o meno concederti i documenti. In Italia il percorso di transizione di genere prevede sia una lunga terapia psicologica che endocrinologica. Il momento più spiazzante arriva però quando, una volta conclusi tutti i passaggi obbligatori, si procede alla richiesta del cambio di identità nei documenti, per il quale l’iter burocratico prevede che un giudice del tribunale civile, debba procedere a riassegnare giuridicamente il genere del richiedente. Il giudice in questo caso però non si limita solo a prendere atto del percorso e della richiesta del soggetto, ma anche ha il potere di stabilire “discrezionalmente” se la persona è “abbastanza maschio” o “abbastanza femmina” per poter ottenere questa riassegnazione. Nel caso di un uomo nato biologicamente donna, il giudice, non potendo per legge chiedere al soggetto di spogliarsi, può valutare il passaggio al genere maschile, prendendo in considerazione un elemento sessuale secondario come la barba e, in assenza di un viso adeguatamente barbuto, potrebbe rigettare la domanda.
Il primo paradosso è che non tutti i maschi cisgender hanno la barba folta e molti di loro se dovessero essere valutati in base a quella particolare caratteristica non è detto che avrebbero riconosciuto il genere che gli è stato attribuito alla nascita. È quindi decisamente anacronistico chiedere alle persone non cisgender di dover passare da uno stereotipo di genere ad un altro, senza permettergli di situarsi in una delle tante sfumature che il genere ha. Questa cristallizzazione della dicotomia “maschio/femmina” ha la precisa funzione di ribadire il dominio del maschile. Il patriarcato ha determinato i generi utilizzando innumerevoli simboli e ad uno (il maschile) ha attribuito tutti gli elementi della forza e all’altro (il femminile) tutti gli elementi della debolezza, della fragilità e della volubilità.
Durante la performance, il giorno in cui è prevista la sentenza del giudice per stabilire se Francesco sia degno di essere maschio nei documenti, l’artista Filippo Riniolo, che a questa simbolica corona virile non tiene affatto, la dona al suo amico. Per gioco ma non per finta. Come se il maschile fosse la barba. Come se il genere si potesse passare o donare. L’artista crea così una performance ironica dove l’imputato in attesa di giudizio diventa il patriarcato.
Opera realizzata a
Albumarte, Roma. a cura di Cristina Cobianchi
Biennolo Milano, a cura di G. di pietrantonio
Scipta - L’arte a Parole Prato, a cura di Pietro Gaglianò
Nato a Milano nel 1986, vive e lavora a Roma. La sua ricerca esplora temi poetici, politici, sociali, storici e ovviamente attuali in coniugazione con le radici e il passato. Nelle sue aree di interesse ci sono la relazione tra corpo e potere, le migrazioni di genere, temi di genere e post-coloniali.
Inoltre la sua ricerca si occupa della relazione tra l’identità dell’artista e la storia europea. Spesso le sue opere utilizzano elementi di cultura greca e latina per poter rileggere il presente. Il suo lavoro si basa sulla convinzione per cui un artista europeo deve essere in grado di usare tutto l’enorme peso della storia che ha alle spalle. Filosofia, filologia, religione sono elementi utilizzati per comprendere ciò che sta accadendo intorno a noi, con un approccio fortemente scandito e innervato dalle nuove tecnologie.
Nei suoi strumenti di ricerca ci sono installazione, performance, suono e video, a volte la pittura oppure pale d’altare e pezzi di marmo. Dipende ovviamente dal messaggio e dall’area di indagine. L’uso di sostanze chimiche o il recupero di tecniche antiche sono parte dell’approccio evolutivo che l’artista ha con la storia.
Numerose le mostre personali, tra le quali: nel 2023 FIERE Museo Civico Bari, Bari, ”fiere” a Torino e ”A crow Upside Down” a Roma nel 2023, ”Selezioni” a Roma nel Museo MAXXI nel 2021 “dell’eroina e dell’incenso” a Traffic Gallery a Bergamo nel 2020, “se tu li guardi bene e li ascolti” a Spazio44 nel 2018, “Loro” a Casavuota (Rm) nel 2017, “A jouful sens at work” per il Salone del mobile di Milano nel 2016, “Invisible hand” presso MauMau Gallery di Istanbul, conclusione di una residenza d’artista nel 2015, “La sua presenza” a Sponge Arteconteporanea (Pergola) nel 2014, “LifeLong learning” al Museo CIAC di Genazzano nel 2012.
Fra le mostre collettive: Biennolo Milano 2023, a cura di G. di pietrantonio, Scipta - L’arte a Parole Prato, a cura di Pietro Gaglianò “Matera alberga - arte accogliente” curata da F. Cascino nel 2019; Connexion Festival, al museo Macro Testaccio (Roma) nel 2019, “Kizart” al museo MAXXI (Roma) curata da R. Frascarelli di Nomas Foudation nel 2018, “Memoria collettiva” a CasaSpazio (Palermo) collaterale di Manifesta12 nel 2018.