Descrizione Opera / Biografia
Quando avevo sedici anni incominciai a soffrire di crisi di depersonalizzazione. Prima il mondo era un fatto certo, stabile; quegli episodi aprirono crepe e dilatarono distanze, sfumando i confini tra il sogno e la veglia e portandomi a dubitare che il mondo circostante fosse reale, che gli altri esistessero.
Dopo un anno speso a cercare una soluzione alle mie paranoie, mi arresi: tutto quel che restava da fare era abbandonarsi al movimento della vita, l’unico aspetto inalienabile dell’esistenza. E, dal momento in cui mi arresi, colsi un fatto importante: nel fluire delle cose e dei fenomeni, non ero mai solo. Il movimento era definito dal riconoscersi di volta in volta nei rapporti. Ogni relazione con gli altri mi restituiva la mia misura. In quel momento tornai vivo.
Sono cresciuto con un’educazione buddhista. Uno dei precetti fondamentali di questo insegnamento, la vacuità, è sostanzialmente equivalente a uno degli assunti della fisica quantistica: l’universo, se non fosse in movimento, sarebbe vuoto. È la danza degli atomi, attratti e respinti dalle forze magnetiche, a riempire gli spazi. Al di fuori di queste relazioni, niente esiste.
La mia ricerca artistica nasce dalla necessità di indagare l’esistenza come spazio aperto e irrisolto.
All’inizio di quest’anno mi è capitato di tornare a Venezia, dove ho vissuto per i primi diciotto anni della mia vita. In quel periodo ragionavo spesso sul concetto di casa, forse faticando a trovare la mia. Un movimento senza un perno alla lunga può apparire senza meta.
Un giorno, dondolando per una fondamenta, mi sono imbattuto in un’immagine. Lungo una riva, il canale urtava l’argine di uno scalino in pietra d’Istria, vestendo e svestendo a fasi alterne una fascia di alghe e muschio. Alghe, muschio, muffa e sotto la battaglia per la vita di miliardi di cellule; un terreno microscopico e ignorato di contaminazioni, una specie di promemoria vivente che anche la casa più cesellata e rifinita, pure l’incantevole Venezia, non cessa mai di mutare vorticosamente, rapita e risospinta dalla laguna.
Anche quel che può apparire marcescente è un laboratorio di relazioni; e mi è venuto naturale pensare che l’unica casa che desidero è uno spazio d’incontro e conflitto, meraviglia e inesauribile ricerca, dove mi stabilirei se fosse possibile (ma non lo è, perché questa casa deve restare mobile e aperta); una casa dove ciascuno è straniero e nessuno è alieno.
’la nostra casa non è un luogo di disperazione’ nasce da questa intuizione. Ho incominciato la composizione dall’acqua di Venezia, che non è mai la stessa ogni qual volta la si guarda. Sull’acqua fluttua una processione di amici, parenti, migranti e danzatori, mischiati alle muffe e ai batteri che incessantemente ricreano il mondo, protagonisti di relazioni ignote eppure decisive. A un certo punto di questo carnevale mi sono sentito obbligato a inserire un autoritratto; forse il mio desiderio di essere attraversato da questo incanto di sogni inattesi, come un corpo senz’organi tutto riversato in un vorticare eterno, capace solo di rispondere “ancora”.
L’immagine di sfondo è una fotografia della stufa in casa di mio padre, dove è appena nato il mio fratellino. Anche questo è un promemoria: che, con l’entusiasmo di un incendio, può sempre ricominciare tutto da capo.
In alto a destra ho inserito un verso tratto da una poesia del mistico persiano Rumi:
«Vieni, vieni; chiunque tu sia, vieni.
[…] pure se non credi in nulla, vieni.
La nostra casa non è un luogo di disperazione,
e anche se hai tradito cento volte una promessa... vieni.»
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Nasco a Venezia nel 1998 da padre tedesco e madre italiana. Sin da piccolo viaggio spesso in Oriente, particolarmente in India, appassionandomi alla cultura locale. Conseguita la maturità classica nel 2017, mi trasferisco a Milano, dove frequento l’indirizzo triennale di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Mi diplomo nel dicembre 2021 con relatrice la Professoressa Cristina Muccioli, con votazione di 110 e lode/110. A metà del 2021 mi trasferisco a Parigi, dove frequento il master annuale in regia e sceneggiatura della scuola CineStudio. All’interno del corso conosco i rudimenti dell’animazione. Muovendo da essi mi appassiono alla realizzazione di tavole in tecnica digitale, a metà tra narrazione fumettistica e istantanea fotografica. Rientrato a Milano dal 2023 frequento il biennio specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano.
Nel 2021 partecipo alla mostra ’Ego-Logica’ a Castel Goffredo (MN), con il patrocinio del curatore Marco Scotini.
Nel 2023 pubblico per Prospero Editore il mio primo testo saggistico ’Tradizione e Trasgressione. Note dall’India per un’arte indipendente’.
Nel 2024 sono vincitore della sezione giovani del concorso di poesia Europa in Versi, presieduto dal poeta Milo de Angelis, con la silloge ’annuario’.
Dal 2023 sono membro dell’associazione artistica ’Pandemia’. Nel novembre dello stesso anno curo ed espongo alla mostra ’Oltre quest’attimo