OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Corpo Utopico N°1, Cimitero Monumentale Milano, 2022.

Corpo Utopico N°1, Cimitero Monumentale Milano, 2022.
fotografia analogica 35 mm, fotografia analogica su carta fineart pearl
42 x 59,4 cm

Manfredi Zimbardo

nato/a a Palermo
residenza di lavoro/studio: Milano, ITALIA


iscritto/a dal 02 mag 2024


Under 35

https://www.instagram.com/littlehoodyz/


visualizzazioni: 307

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fotografia analogica 35 mm, fotografia analogica su carta fineart pearl
42 x 59,4 cm

 | Il Terzo Paesaggio, Cimitero Monumentale Torino, 2023.

Il Terzo Paesaggio, Cimitero Monumentale Torino, 2023.
fotografia analogica 35 mm, fotografia analogica su carta fineart pearl
42 x 59,4 cm

 | Corpo Utopico N°3, Cimitero Monumentale Milano, 2022.

Corpo Utopico N°3, Cimitero Monumentale Milano, 2022.
fotografia analogica 35 mm, fotografia analogica su carta fineart pearl
42 x 59,4 cm

Descrizione Opera / Biografia


L’altro luogo.Vita e corpi utopici
“Il mio corpo è il luogo a cui sono condannato senza appello.” (Mi- chel Foucault. Utopie. Eterotopie, 2006, p 32) Con queste parole Michel Foucault descrive il suo corpo, utopico, condanna fino alla fine dei giorni senza alcuna possibilità di appello, immagine riflessa e imperfetta, compagna nella vita e nella morte. L’altro luogo. Vita e corpi utopici guida alla scoperta di un corpo che diventa solido ed eterno, incomprensibile e penetrabile, opaco e aperto, postumano, nudo e freddo, invisibile se non attraverso lo specchio fotografico
o sotto forma di cadavere. “Per essere utopia basta essere corpo” in relazione con la materia fredda e viva della natura. Materico, truc- cato e tatuato dalle bellezze di quel Terzo paesaggio di cui parla Gilles Clément, in cui l’assenza dell’attività umana ha generato un rifugio per la conservazione della diversità biologica generando una relazione con quei poteri segreti e quelle le forze invisibili che si celano dopo la morte e grazie ai quali diventa frammento di uno spazio immaginario.
Il corpo non ha luogo e si trova coinvolto in un ciclo di composi- zione con il non-umano, all’interno di una rete di relazioni in cui materia e corpo non hanno più differenze, in cui le connessioni di- namiche tra soggetti, oggetti e habitat si trovano abbracciati viven- do e morendo assieme, in cui la biologia e la materia riacquisiscono la propria agency diventando promotrici dei fenomeni del mondo e dei comportamenti sociali e politici. Basterà allora seguire il flusso naturale dei vegetali, seguendo la corrente biologica che anima il luogo utopico, entità viva con possibilità di rigenerazione.
Il corpo è cadavere e il cadavere è il corpo visibile, puro, utopico, semplice, tangibile e spontaneo.
Manfredi Zimbardo nato a Palermo il 5/09/1993 vive e lavora a Milano, dopo aver terminato 5 anni di studi, tra una laurea in fotografia conseguita presso l’istituto Europeo di Design (IED) di Roma e un master di alta formazione sull’immagine contemporanea presso la Fondazione Modena Arti Visive (FMAV).