Descrizione Opera / Biografia
Biografia:
Classe ‘94 nato e cresciuto a Massa. Fra i miei ricordi più cari c’è la fotocamera di mio padre, una vecchia Nikon F90 che portava sempre in viaggio con noi.
Purtroppo la vendette e solo diversi anni dopo riuscii ad acquistare la mia prima Nikon D3300, grazie alla quale ho scoperto l’amore per la fotografia. Riuscire a fermare il tempo e rappresentare la realtà per come la vedo, e sento, sono i due elementi che più mi affascinano di questo meraviglioso linguaggio. Per questo ho deciso di iniziare la carriera da fotografo.
Ho conseguito i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara laureandomi prima al Triennio di Nuove Tecnologie dell’Arte e successivamente al Biennio Magistrale di Cinema, Fotografia e Audiovisivo.
Descrizione dell’opera:
Mi trovo a Portovenere per lavoro. In pausa pranzo decido di visitare la Chiesa di San Pietro e avvicinandomi sento della musica provenire da lì vicino. È in quel momento che conosco Riccardo.
Mi siedo a mangiare di fronte a lui per sentire la musica che suona sull’arpa celtica e, timidamente, iniziamo a parlare.
Sono alla soglia dei trent’anni, non ho mai visto quell’uomo, ma parlando scopro che i nostri percorsi si sono incrociati senza mai toccarsi. Mi spiego: veniamo dalla stessa città, lui è un musicista ma anche un maestro di musica ed ha insegnato nella scuola media che frequentavo, ma poco dopo che ne fossi uscito ed è amico della mia insegnante di musica di allora.
Ha due figli, uno di un anno più grande ed uno di un anno più piccolo di me, ed entrambi hanno frequentato quella stessa scuola media; addirittura il più grande ha frequentato lo stesso mio liceo. Veniamo da una città piccola, è normale che molti percorsi siano simili, ma è affascinante vedere come certe strade non si incrocino. Quantomeno, le nostre strade hanno deciso di incrociarsi fuori dalla provincia - ed addirittura fuori dalla regione.
Mentre suona parliamo di musica, film e vita e mi omaggia suonando la colonna sonora de La leggenda del pianista sull’oceano.
Un miagolio irrompe nella musica e mi accorgo che da quando mi sono seduto, non avevo notato la gattina che dormiva accanto a lui. Si chiama Pitù, ha quasi dieci anni, Riccardo la porta sempre con sé. Svegliata, decide di sedersi sulle gambe di Riccardo, e mettersi a dormire. Imperturbabile. Come se lui non stesse suonando e non parlasse con qualcuno.
Devo tornare a lavoro. Saluto Riccardo sperando di incontrarlo nuovamente, magari mentre suona un altro strumento.
Finita la giornata di lavoro prendo il bus per tornare a La Spezia e da lì il treno che mi riporterà a casa; ma ecco che ritrovo Riccardo - e Pitù. Non scendiamo alla solita fermata, quindi decido di scattargli un’ultima foto mentre scende dall’autobus con Pitù sulle spalle.
Mi guarda e sorride.
Scatto la foto.
Scende dall’autobus.
In questa foto in cui un uomo con un gatto sulle spalle scende dall’autobus, c’è racchiusa la metafora del nostro incontro: una persona trovata per caso con cui si ha condiviso un breve e profondo incontro, che come è apparsa, scompare, scendendo ad una fermata che non è la nostra.