Descrizione Opera / Biografia
L’opera si inserisce in una più ampia riflessione sulla tecnologia contemporanea intesa come generatrice di caos, cui l’arte e la contemplazione estetica fanno da debole contraltare.
Il quadro mette in scena un’ironica allegoria dell’atto creativo, facendo un parallelismo con il meccanismo di generazione delle immagini ad opera delle intelligenze artificiali.
Nel gergo informatico esiste infatti uno ”spazio latente” virtuale nel quale la macchina elabora il prompt ricevuto (encoding), compiendo le interpolazioni necessarie a generare la figura finale (decoding).
Questo spazio può essere paragonato alla mente dell’artista: un luogo virtuale intermedio tra l’atto dell’osservare la realtà (l’uomo con il cannocchiale) e il vero e proprio gesto creativo (l’artista di spalle, ripreso dall’Allegoria della pittura di Vermeer). Un luogo che assume le sembianze del Prigione michelangiolesco, emblema dell’idea che prende forma e, in senso inverso, della materia che intrappola il concetto.
Biografia
Stefano ”Ortro” Tedeschi vive e lavora a Roma, dove da circa quindici anni porta avanti la sua ricerca sul caso e la necessità, realizzando opere da cavalletto e poster affissi sui muri della città.
I congegni biomeccanici, che si attorcigliano sulla superficie dei suoi lavori, sono il frutto di un automatismo gestuale e grafico, sottomesso però ad una struttura necessaria e riconoscibile: quella del soggetto rappresentato.