OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Obroni wawu

Obroni wawu
tecnica mista: legno, foglia d’oro, plastica, tessuti, tempera acrilica, tela, cartone., legno, tela
cm 30x110

Serena Bellini

nato/a a Trieste
residenza di lavoro/studio: Trieste, ITALIA


iscritto/a dal 11 mag 2024

http://www.serenabellini.it


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Altre opere

Descrizione Opera / Biografia


“Obroni wawu” è un’espressione in lingua ghanese Twi (o Akan), significa letteralmente “abiti degli uomini bianchi morti”, perché in Ghana gli abiti vengono buttati via solo quando si muore e non quando passano di moda. E’ un’opera che pertanto riflette sul tema del fast fashion, vera e propria follia consumistica con relative conseguenze sul piano umano e ambientale. Un problema che affligge in particolar modo il Ghana in quanto maggior importatore mondiale di abiti usati, di cui la gran parte viene gettata in discariche abusive o bruciata attraverso enormi roghi che oscurano il cielo anche per giorni.
L’opera affronta l’argomento attraverso un oggetto allegorico composto da una sorta di “specchietto per le allodole” realizzato con brandelli di diversi tessuti, apposto sulla cornice di uno specchio rococò, cornice che fa da contorno ad un dipinto raffigurante un’immaginaria veduta di una spiaggia tropicale ghanese deturpata da ammassi di rifiuti tessili. Si stabilisce con ciò una concatenazione visiva tra causa ed effetto, un salto quantico tra dimensioni diverse: è cioè un’opera che ripercorre idealmente la via che parte dalla scintilla del desiderio, passa per il suo consumo e giunge alla sua negazione e distruzione nella riduzione in fumo. Un oggetto che riflette certi meccanismi impliciti della moda, che rifiuta il proprio passato affermando il diritto assoluto dell’eterno presente, perché necessario alla sua natura nichilista che eleva il non-essere di tutte le cose a condizione fondamentale della sua esistenza. Una natura nichilista che assomiglia a quella dell’essere in una visione postmoderna, che nega la stabilità, la sua struttura permanente, per darsi come evento nelle forme transitorie della caducità, dell’apparire, riducendo la vita a mobile gioco di apparenze. “Obroni wawu” è dunque un’opera in divenire: in essa si attua una metamorfosi in cui il corpo, dimensione sempre più smaterializzata, si trasforma in visione, idea, luce. Lo “specchietto per le allodole” è realizzato con brandelli di tessuti e abiti dismessi, include l’allodola, vittima simbolica catturata dalla trappola della seduzione, ed anche dall’idea ingannevole che gli abiti possano costare veramente così poco. In “Obroni wawu”, i lembi di tessuto alludono ad un richiamo ancestrale: sottolineano la valenza seduttiva dell’abbigliamento e sono una metafora del corpo dell’altro, lo trasformano in uno specchio che riflette il nostri sogni. Fantasie che incantano e catturano l’attenzione di tutti, a diversi livelli, ad ogni età. C’è l’infanzia nei colori e nel fiocco rosa che allude al simbolo iconico della Barbie o delle ballerine di Degas. La cornice principesca richiama alle favole di Cenerentola e Biancaneve. I tessuti leggeri, i pizzi, veicolano un’idea di seduzione strettamente connesso al corpo della donna sempre più sottoposto agli stereotipi imposti dal sistema della moda estremizzato dal mercato del fast fashion. Le conseguenze di tutto questo mondo di luci, riflessi, abbagli, sogni sono custodite nel tenue paesaggio romantico racchiuso nella leggiadra cornice rococò, una veduta che come per dispetto riporta lo sguardo alla verità, un panorama disastrato dal consumismo, che confluisce in un orizzonte dominato da un enorme falò, un falò delle vanità, una colossale colonna di fumo generato dai roghi di quegli abiti, vestiti che hanno la stessa consistenza di quelli che si ritrovano nello “specchietto per le allodole” svelandone altresì la natura di cumulo di scarti in nuce.
Biografia
Si è formata all’Istituto d’Arte di Trieste nella sezione Decorazione Pittorica conseguendo il diploma di maturità d’Arte Applicata. Storico dell’arte, è docente di Storia dell’Arte nella scuola superiore a Trieste.
Opera principalmente nel campo della pittura, della grafica, del disegno tessile.
Ha partecipato a diverse esposizioni personali e collettive tra cui:
mostre personali:
2022, Brugine(PD), “Rosa la città mutevole” Villa Roberti, Salone degli affreschi.
2018, Trieste, “Avril”, Ospedale Infantile Burlo Garofolo;
2017, Trieste, “A+D”,Casa Internazionale delle donne, a cura di Elisa Vladilo, presentazione di Maria Campitelli;
2016, Duino, “Life”, Duino Casa Rurale, Casa C.A.V.E., presentazione di Katarina Lomic, con il contributo della Regione FVG;
2014, Trieste, “Essenze”, Caffè Stella Polare, a cura di Claudio Sivini, presentazione di Maria Campitelli;
2013, Trieste, “Flowers”, Assicurazioni Generali, presentazione di Maria Campitelli;
2012, Trieste, “Frame” Serra di Villa Revoltella, a cura di Maria Campitelli, con il contributo del Comune di Trieste;
mostre collettive:
2023, Livorno, Museo G. Fattori, Premio Combat Prize, 14^ edizione;
2018, Tivoli, Villa d’Este, “Le stanze di Ferenc” Concorso Internazionale promosso dal MIBACT, a cura di Andrea Bruciati;
2018, Trieste, “Il cielo in una stanza”, Ospedale Infantile Burlo Garofalo, a cura di Elisa Vladilo;
2019 Trieste, “Più o meno positivi”, Palazzo Costanzi;
2017, Trieste, Biennale Internazionale Donna, Magazzino 26 Porto Vecchio, a cura di Barbara Fornasir;
2016, Messico, San Luis Potosì, Museo Nacional de la Màscara, Arte Scienza Biotecnologia a cura di Maria Campitelli;
2016, Trieste, Sala Veruda-Palazzo Costanzi, “Arte Scienza Tecnologia”, un progetto del Gruppo78 a cura di Maria Campitelli;
2013, Torreon (Messico), Museo Arocena, a cura di Maria Campitelli;
2013, Oaxaca (Messico), Espacio Escultorico La Talerana e La Calera, Gruppo78 a cura di Maria Campitelli;
Premi
2024- Premio Città di New York 2024, La Chimera - Metropolitan Lecce
2023-Finalista Premio Internazionale Combat Prize 14^ edizione - sezione pittura
2022-Premio Speciale Arte Laguna Prize, 16^ edizione, Residenza artistica presso Villa Roberti, Brugine (PD).
2018-Finalista Concorso Internazionale promosso dal Mibact - “Le stanze di Ferenc”, Villa d’Este, Tivoli;
2013 – 3° Premio Concorso Internazionale di Textile Design, CarpetVista;
2007 – Menzione speciale, mostra internazionale di pittura Slovenia/Italia/Croazia ”Hommage a Spacal”;
1996 – Medaglia della Fondazione Premio Lilian Caraian per le Arti Figurative;
1991 – 1° Premio “1° Trofeo Cesare dell’Acqua”, concorso di pittura e grafica per l’arte giovane a Trieste