Descrizione Opera / Biografia
Valeria Carrieri, Brocca e volto / Autoritratto notturno, 26,5x17x25 e 14x12,5x2 cm, 2023, cartapesta dipinta
Il recipiente leggermente inclinato, principale elemento dell’installazione, lascia fuoriuscire il liquido serbato al suo interno rivelandone le caratteristiche antropomorfe: un volto umano, simile a una luna piena, dialoga con il suo corrispettivo modellato sulla superficie curva della caraffa, dove due grandi occhi paiono rievocare le decorazioni delle antiche coppe da vino greche ed etrusche. Pur essendo distinte, le due sculture instaurano una relazione di interdipendenza che permette di leggerle sia come elementi autonomi che come parti di un medesimo corpo, l’una associata all’altra. È significativo in questo senso che l’opera, al pari degli altri lavori della serie intitolata Autoritratto notturno, corrisponda a un simulacro dell’artista, una rappresentazione che allo stesso tempo intende rendere conto della molteplicità e della complessità umana ricorrendo all’ibridazione con forme inorganiche (quelle degli oggetti) e a una certa indeterminazione nei tratti fisiognomici che aspira alla neutralità di genere.
Riproducendo una suppellettile associata al contesto casalingo, Brocca e Volto istituisce un nesso tra dimensione autobiografica e domestica ma sembra anche rendere omaggio alle teorie di Ursula K. Le Guin e Barbara Johnson, che vedono nel recipiente non solo un equivalente del corpo umano, ma anche uno strumento di conoscenza, posto alla base della primitiva attività di raccolta così come della sedimentazione di saperi e conoscenze.
Reinterpretando oggetti d’uso quotidiano Carrieri procede alla loro celebrazione e sacralizzazione, dichiarate manifestamente mediante la costruzione di un pantheon personale composto da piatti, guanti da cucina e pettini per capelli sui quali figurano Naiadi, mostri marini e metamorfosi ovidiane.
Testo di Giulia Gaibisso
Crediti fotografici: Antonio Arminio
Valeria Carrieri è artista e ricercatrice. Dopo il diploma in Pittura all’HEAR di Strasburgo ha successivamente conseguito il Dottorato in Filologia e Critica presso le Università di Siena e Losanna. La sua ricerca, che si nutre principalmente da Pittura e Letteratura, guarda anche alle arti cosiddette “brut” e popolari, alla poesia e al teatro.
Attraverso la sua pratica che consiste principalmente in disegni, monotipi dipinti e sculture (soprattutto in cartapesta e ceramica), ricami e testi, interroga gli spazi silenziosi all’intersezione tra arte, mitologia e vita quotidiana. Con le sue opere desidera indagare il limite indefinibile e la reversibilità tra materia organica e inorganica attraverso la personificazione antropomorfa di entità non umane e una trasformazione speculare di creature animate in oggetti /attanti (secondo la definizione di Bennet-Latour). In tal modo presenta una prospettiva sia spontanea che teoricamente fondata che mira a sottolineare come l’indecidibilità dello statuto degli esseri e delle cose sia una questione intrinsecamente politica e poetica.
Collabora con altre artiste e collettivi in progetti artistici ed editoriali basati su principi di co-Ccreazione. Ha partecipato a numerose mostre e residenze in Italia e Francia, tra cui Simposio di Pittura a cura di L. Presicce presso la Fondazione Lac O Le Mon ed è attualmente residente presso VIR-Viafarini a Milano. Nel 2024 le è stata affidata la IUNO COMMISSION #9. Per la stessa occasione ha presentato a Roma Nei giardini non dorme l’erba, una monografia edita da DITO Publishing accompagnata da un’esposizione di disegni e sculture.