Artwork description / Biography
L’opera rievoca una vecchia busta da lettera postale.
Un viaggio di messaggi inviati all’umanità senza un destinatario preciso, lì definivo. La ricerca basata su ”l’essenza e l’assenza delle cose” tormentano ancora la mia ricerca. Il mio filo conduttore che racconta la storia della nostra società è basato su queste due parole che interagiscono sulle lastre di metallo in una sorta di “vedo e non vedo”.
Perché tutto questo? Perché la società ricerca sempre la sua identità specchiandosi in ciò che siamo, si scopre e si nasconde rivelando tutta la sua essenza più intima. Nel momento in cui noi riusciamo a specchiarci nel metallo semi opaco, a riconoscerci in ciò che è rappresentato, è allora che riscopriamo noi stessi.
La lastra di metallo è dunque il supporto su cui l’umanità si rispecchia. La ruggine diffusa tra incisioni e immagini riproduce il disgregarsi delle nostre paure, dei nostri ricordi, si scioglie, rimane impressa sul metallo, ma non sulla nostra anima nel momento in cui scavalchiamo i nostri limiti.
Nel nostro cammino esistenziale noi lasciamo delle tracce indelebili della nostra materia ma anche della nostra essenza in una sorta di purificazione catartica.
Elisabetta Accoto