Artwork description / Biography
Opera realizzata su un pannello di faesite.
L’IMAM Ro.1 fu un aereo da ricognizione e bombardamento monomotore biplano prodotto dall’azienda italiana Officine Ferroviarie Meridionali (OFM), diventata poi ”Industrie Meccaniche e Aeronautiche Meridionali” (IMAM). Si trattava di una versione prodotta su licenza del Fokker C.V-E, un biplano da ricognizione e bombardamento olandese degli anni venti-trenta.
Il lavoro pittorico è ispirato da una foto dell’archivio personale di mio padre, aviatore nella Campagna d’Africa Orientale. L’opera fa parte di una serie di lavori dedicati ad auto, moto e aerei storici, uno dei filoni legati al mio lavoro ventennale sull’archeologia industriale, memoria del lavoro umano, monito e riflessione sul pensiero mitico e facilmente illusorio dell’idea di progresso.
Biografia
Gianfranco Gentile nasce a Verona nel 1949. Per tutto il decennio degli anni ’70 vive a Firenze dove si laurea in Architettura. In quegli anni frequenta il corso di Fonologia e Musica elettronica diretto da Albert Mayr presso il Conservatorio L. Cherubini e si occupa di musica sperimentale e improvvisazione elettroacustica, partecipando a manifestazioni di musica contemporanea sia in Italia che all’estero e a performance del movimento artistico Fluxus.
Varie le esperienze di quel periodo legate alla musica e al rapporto arte/società, dalla partecipazione per oltre un anno a sedute di animazione musicale con i degenti dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra, alla composizione di colonne sonore per spettacoli teatrali.
Dopo alcuni anni vissuti a Roma, a metà degli anni ‘80 torna a Verona dove lavora come scenografo, grafico e disegnatore di oggetti d’arredo e dove forma una rock-band di cui è compositore e frontman. Dalla metà degli anni ‘90 inizia il percorso nell’arte pittorica che lo porta ai nostri giorni.
Pur non disdegnando l’uso di supporti vari (carta, tela, faesite, legno), trova nei pastelli morbidi su cartone ondulato il medium ideale per raccontare la passione per l’archeologia industriale. Attraverso l’utilizzo di cartoni da imballaggio riusati, con l’invenzione di una tecnica basata su un’accurata asportazione della superficie non dipinta, Gentile trova quello che non è più un supporto, ma una parte integrante dell’opera.
Per lungo tempo nel corso di questi vent’anni, il suo tema principale è stato un’operazione sulla memoria, una riflessione sui miti arrugginiti del pensiero positivista e sulla seconda bellezza dell’oggetto, non più funzionale, creata dal fluire del tempo con le sue ossidazioni e corrosioni. Un tema che continua ad appassionarlo e che lo conduce a considerare un incontro tra i reperti del mondo “classico” e quelli del mondo industriale, fino a prefigurare un corto-circuito spazio-temporale.
Sensibilmente toccato dalla cecità e disumanità delle politiche anti immigrazione, alcune sue opere recenti utilizzano la “fragilità” del cartone come metafora per una riflessione sul fenomeno dei migranti, opere che integrano la pura pittura con l’installazione e la performance, un invito a uno sguardo diverso dalla pratica
saturante dell’informazione mediatica. Ma le possibilità creative offerte da questo materiale lo hanno portato a utilizzarlo anche in altri contesti e a elaborare altre tecniche espressive con la creazione di grandi murali di cartone finalizzati alla sensibilizzazione sul problema dell’inquinamento ambientale, “Octopus Domesticus” (m. 8,50 x 18,80) e “La Danza Macabra delle rane e dei girini” (m. 4 x 37), installazione realizzata a Palazzo della Ragione di Mantova all’interno della mostra personale antologica “Vite di cartone”. Numerose le esposizioni personali e collettive in Italia, in importanti città europee, in Cina e Brasile.