Descrizione Opera / Biografia
“In un cortile a BAIRES” nasce da un viaggio fatto in Argentina, dove la curiosità di conoscere i luoghi e le persone, mi porta a scoprire momenti di vita locale, come quello di imbattersi in un cortile della zona vecchia di BAIRES, poco battuta dai turisti ed essere affascinata dal luogo e dalle persone stesse. Il riprodurre solo un frammento della foto scattata (per congelarne l’emozione) come la sedia il movimento, i muri fattiscenti, hanno con sé una pienezza di vita e umanitá così piena da esserne completamente affascinata. Il dipingerlo diventa una necessità.
BIOGRAFIA
Di origine Toscana, Livorno, nata ad Asti. Vive a Milano.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera, si laurea in Scenografia. Nel periodo in cui frequenta l’Accademia incomincia a lavorare per la realizzazione di scenografie per la RAI. Dopo la laurea, prende un master in architettura di interni e inizia a lavorare come attrezzista e poi assistente di scena per il Teatro alla Scala di Milano, il Piccolo teatro, il Nazionale; dove collabora come assistente di scena e assistente ai costumi per la costumista di Streheler.
Collabora con compagnie teatrali italiane.
Agli inizi degli anni ‘90 lavorare come scenografa free lance per Mediaset; e altre reti televisive. Realizza scenografie per sfilate di moda a palazzo Pitti, per Pubblicitá e spazi pubblicitari per la Rinascente di Milano. Collabora come docente di storia dell’arte. Scenografa per produzioni di Endemol Italia.
Collabora con un team, organizzato dal teatro Franco Parenti nel rilancio dello spazio esterno del Teatro: “I Bagni Misteriosi”.
L’avvicinamento alla pittura la deve a suo padre con il quale aveva una passione condivisa sin dall’adolescenza. Il disegno a anche la scultura sono state sempre parte importante nella sua crescita creativa.
Considero importante non tralasciare alcun ambito artistico se questo può portare una crescita interiore e professionale. Ho scelto la scenografia perché unisce due aspetti per me essenziali: il desiderio di dare vita tramite il disegno a ciò che io o altri immaginavamo ed il coinvolgimento di una creatività in grado di andare oltre al conosciuto. Che si tratti di una scenografia o di un quadro, ciò che mi interessa maggiormente è il connubio tra creatività e razionalità che si attua durante la realizzazione di un progetto. Penso che sia proprio la possibilità di immaginare un’idea, visualizzarla con un disegno, portarla a definizione sulla carta e infine realizzarla concretamente ciò che amo di più del mio mestiere: è la piacevole sensazione di non avere limiti, perché l’immaginazione, effettivamente, di limiti non ne ha.
Come per una scenografia o la ristrutturazione di un interno, tutto nasce dai primi pochi tratti abbozzati su un foglio e poi sviluppati nel progetto finale: un processo creativo rigoroso e articolato ma pieno di fantasia, che nasce da una semplice idea, un’immagine mentale che prende vita... fantastico!
Così è per me la pittura, che vivo come una pratica “liberante” perché trovo che dipingere sia come estraniarsi da qualsiasi copione produttivo, è un luogo e un momento dove non è necessario seguire uno stile imposto da un target o da uno sponsor, per quanto creativi o coinvolgenti possano essere. Amo e pratico la pittura astratta poiché regala una sensazione di vita e di movimento ma sento più mio il genere figurativo, in un’accezione che definirei “fuggevole”. I miei quadri sono spesso riconducibili ad attimi che fotografo per poi riproporli in pittura con un senso di imprecisione, alla ricerca dell’espressione di qualcosa che non si riesce a bloccare, qualcosa come appunto l’attimo, che alla sua scomparsa si lascia dietro sia un’emozione duratura ma allo stesso tempo anche una percezione di presenza. Mi piace pensare che coloro che guardano i miei quadri siano liberi di dare loro un’interpretazione personale e di provare un’emozione che vada al di là del soggetto rappresentato, così come avviene nel teatro e nel cinema quando si sceglie di consegnare allo spettatore un finale aperto in modo che egli, con la propria sensibilità, possa svolgerlo a proprio piacimento così da sentirlo più suo, lasciando piena possibilità di una visione libera e soggettiva.
Produco di getto, veloce per non perdere l’emozione, il particolare che mi colpisce lo blocco con uno scatto, per poi riprodurlo. Perché la foto congela quell’attimo che solo sulla tela prende vita. Amo osservare le persone, le folle la gente, mi ci perdo e scavo nell’ imprevedibillità delle relazioni umane e con loro lo spazio in cui agiscono, come i tagli di luce, così come da una foto ritagliarne un particolare, aumentarne il valore con tagli di colore e di chiari e di scuri, rendere la tela sporca ma definita.
E’ una ricerca nella foto stessa, per capire cosa mi ha acceso, può essere una minima parte di essa che colgo solo nel momento in cui la metto sulla tela.