Descrizione Opera / Biografia
Nato a Ravenna nel 1994. Frequenta il Liceo artistico P.L.Nervi e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, concludendo gli studi nel corso del biennio di Decorazione-Mosaico nel 2024. Vive e lavora a Ravenna. Lorenzo Scarpellini si occupa principalamente di scultura e la sua ricerca ruota attorno ai concetti di transitorietà, metamorfosi, entropia, ma anche di effimero e antico, ed è molto affascinato dalla lenta e perpetua trasformazione che la materia compie durante la sua permanenza in una forma: tutto è destinato a cambiare e modificarsi, a degradarsi e a rinascere, in un infinito e continuo stravolgimento e scambio di informazioni. Questo aspetto del suo lavoro deriva anche dalla situazione di crisi ecologica globale in cui viviamo, di estinzione delle specie, di distruzione degli ambienti naturali. Costruisce le sue opere per addizione, combinando insieme vari materiali, che sono frammenti o propriamente macerie, integrandoli nei suoi lavori: la loro scelta non è arbitraria, tendenzialmente preferisce utilizzare materiali di recupero, come legni, ossidi, terre, ferro, carta, carbone, calce, plastica; residui del tempo in cui viviamo. La cartapesta è l’elemento centrale nella sua ricerca che svolge il compito di farsi corpo e tenere insieme i vari pezzi che compongono le opere.
Nel 2021 ha partecipato a diverse mostre collettive, come “The Passing” alla Galleria Zamagni di Rimini, curata da Milena Becci, e “Liquid Reality” durante Paratissima a Torino, curata da Eleni Kosmidou. Ha anche esposto in altre collettive a Ravenna, tra cui “Dante Plus - Uno, Nessuno e Centomila volti” e “Al mio maestro piacque di mostrarmi”. Ha vinto il “Premio d’Arte Città di Monza” alla Biennale Giovani Monza e il premio “Coppa Luigi” al Premio Nocivelli di Brescia. È stato finalista al “Talent Prize” di Paratissima a Torino ed espone al “Premio Nazionale delle Arti” a Sassari. Nel corso dell’anno, ha anche partecipato alla residenza artistica Equidistanze” organizzata da Magazzeno Art Gallery presso Tenuta Schiavina a Filetto. Nel 2022 ha presentato le sue opere in due mostre personali: “In-Evolution” alla Galleria Zamagni di Rimini, curata da Milena Becci, e “Posthistorica” alla Galleria Monogao 21, curata da Gioele Melandri e Luca Donelli, a Ravenna, nell’ambito della Biennale di Mosaico. Ha inoltre partecipato a collettive “Carta Canta” al Museo Varoli di Cotignola, a cura di Gioele Melandri e “Lato Sensu” presso la Manica lunga della Biblioteca Classense a Ravenna, curata da Sabina Ghinassi ed Eleonora Savorelli. Nello stesso anno, è stato selezionato per una residenza artistica presso Palazzo Monti a Brescia, parte del premio della “Coppa Luigi”. Nel 2023 ha esposto durante la mostra “Come un’onda in volo” a Lugo e ha partecipato alla collettiva “Viscerale” presso Studio Ventunesimo, curata da Gaia Carboni e Tommaso Valli, a Torino, e al concorso “Gaem” curato da Sabina Ghinassi e Paolo Trioschi presso la Manica lunga della Biblioteca Classense a Ravenna.Nel 2024 ha esposto in due bipersonali, la prima “Io Altro” con Luca Campestri a Pesaro, presso Spazio Torrso, curata da Alessandro Mescoli, e “Talèe” con Alessandro Giampaoli a cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina in collaborazione con Galleria Zamagni, presso Fondazione Vittorio Leonesio, Puegnago del Garda (BS). Partecipa inoltre alle collettive: “Arnia 33”, curata da Antonio Rocca, presso la Rocca Alboròz a Narni e “I disegni e le cose” presso Palazzo Cassa di Risparmio e Fondazione del Monte di Lugo, curata da Massimiliano Fabbri e Giulia Garuffi. Ha anche preso parte alla mostra “Duecento” presso il Fontanone di Faenza, curata da Filippo Maestroni e Veronica Bassani. Nel 2025 ha esposto durante la collettiva “XFXP” presso Palazzo Rasponi 2, a cura di Tesoretto Gallery e alla seconda edizione di “Arnia 33”alla Rocca Albornòz a Narni.
“Beeea” è un’opera che ho realizzato appositamente quest’anno per una mostra autofinanziata chiamata “XFXP” tenutasi a Palazzo Rasponi 2 a Ravenna; il tema era lo sfruttamento e il maltrattamento che viene perpetuato negli allevamenti intensivi, per l’occasione abbiamo proiettato gratuitamente “Food for Profit”. Quest’opera installativa è composta dalla scultura in cartapesta e ferro e dalla distesa di sabbia, terra rossa, ferri, ecc., sulla quale si erge.“Beeea” prende il nome dall’onomatopea della pecora, ma rimanda anche ai nomi Beatrice o Beata. È dedicata non soltanto a tutte le creature che vengono usate, ma anche alle madri, e a tutte le persone oppresse. “Beeea” è un’agnella sacrificale, martire, matrice, il suo corpo è dilaniato da ferite stratificate nel manto e nella carne, da cui spuntano pezzi di ferro come se vi fosse cresciuta insieme. Bloccata, silenziosa resiste, quasi trionfante, sopra una distesa polverosa dalla quale emergono scarponi, guanti, tenaglie, reti ed elementi di ferro, e ossa animali vere, simboli del potere caduto, della gabbia distrutta, di un vecchio mondo da ricostruire.