Artwork description / Biography
Rosy Mantovani dipinge, con grande sensibilità, la condizione umana odierna fatta di molta solitudine e di difficoltà di comunicazione. È una situazione paradossale perché proprio quando il mondo civile si è globalizzato, accorciando ogni distanza fisica e culturale, e si è unito in un’unica rete, attraverso i mass media ed i social networks, qualcosa è stato smarrito o, peggio, è andato perduto: l’essenza dell’umanità e la possibilità di condividere in concreto la propria esistenza. Si vive circondati dal caos del mondo ma si finisce per essere rinchiusi, come in una gabbia, nella prigionia di un IO che non trova modo di vivere come NOI. Il mito del progresso e la nuova religione del lusso e del divertimento lasciano dunque il campo al senso di una desolata e malinconica solitudine, alla depressione di fronte all’impossibilità di una vera comunicazione e condivisione e dunque al disinganno...I personaggi li ritrae completamente immersi nei loro pensieri, dimenticando ciò che gli accade attorno. Non ne sono partecipi, ne sono esclusi o forse se ne escludono perché impegnati a guardarsi dentro per capirsi. Accovacciate su un binario della stazione, in cammino lungo una via trafficata, girovagando tra le luci e le assordanti macchine del luna park, le sue figure sono sole, con lo sguardo altrove che non vuole incontrare l’attenzione e l’interesse di altri. Mentre tutto attorno è movimento e rumore, i suoi personaggi si muovono con un altro ritmo e con un altro tempo: il loro ritmo e tempo interiori, di un pensiero che scivola lento e profondo...
tratto dal catalogo Resilienze a cura di Emanuela Fortuna