Descrizione Opera / Biografia
Un ragazzo si tuffa nel mare della Sicilia mentre viene inseguito da uno sciame di flare.
La fotografia è stata realizzata nel 2020 a Marina di Ragusa ed è parte della serie I Tuffatori.
La serie nasce lungo la scogliera a sud di Marina di Ragusa, conosciuta come Scalo Trapanese, dove per tutta l’estate gruppi di ragazzi si tuffavano nel tardo pomeriggio con coraggio e spregiudicatezza.
Per realizzare questo scatto ho utilizzato delle gelatine poste davanti all’obiettivo. Le ho trattate con acidi e lasciate per un mese al sole, all’interno di una boccia, in modo da alterarne la superficie. Una volta terminato il processo, la gelatina è stata montata su un porta-filtri a lastre NiSi insieme a un filtro ND da tre stop.
Seguendo i flare e la luce che filtrava all’interno del supporto a lastre, ho costruito l’immagine fino a ottenere questo risultato.
Antonello Ferrara, nato a Taranto nel 1967, è un pensionato della Marina Militare dove ha prestato servizio per 40 anni. Da quando è in pensione si occupa di fotografia e scrittura a Catania. La sua pratica si concentra sulla dimensione scenica dell’immagine, con una predilezione per soggetti umani e non umani e per la loro interazione in ambienti marini.–
Per la sua fotografia, Ferrara utilizza una macchina fotografica digitale Sony Alpha 7 III con obiettivo fisso da 35 mm, ritagliandosi momenti immersivi nel luogo d’interesse. L’artista ha sviluppato una tecnica personale che in fase di scatto prevede lunghi tempi di esposizione, deformazioni e alterazioni visive, fino a sporcare volutamente l’immagine per perdere la nitidezza della fisionomia originaria e dar vita a nuove identità visive. Questo approccio palinsestico, che include l’uso di filtri autoprodotti inseriti davanti all’obiettivo, spesso erroneamente ritenuti antiestetici, gli consente di connettersi con la propria dimensione infantile e onirica, riaffermando l’importanza dell’immaginazione anche quando non è immediatamente compresa.
I suoi riferimenti visivi affondano nella pittura, ma a differenza di quest’ultima, nella fotografia di Ferrara ogni gesto è frutto di una componente significativa di imprevedibilità, in quanto parte dell’immagine non è frutto di una volontà precisa. Molte delle sue fotografie nascono infatti da intuizioni fulminee e sono realizzate senza l’ausilio del mirino. È il caso dei ritratti scattati lungo la battigia (Nel mare ho imparato a respirare, 2024), in cui il gesto fotografico è più un atto di prefigurazione che di documentazione.
Mostre: Parigi, Lisbona, Budapest, Roma, Napoli, Milano, Venezia, Torino, Catania, Ragusa, Gibellina.