OPERA IN CONCORSO | Sezione Video

Francesco Carbone

nato/a a
residenza di lavoro/studio: Salerno, ITALIA


iscritto/a dal 28 apr 2026

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Descrizione Opera / Biografia


[lìm-bo] è l’ultimo delirio di Francesco Carbone, un video della durata di 7 minuti, progettato per la fruizione in loop continuo.
Byung-Chul Han dice che oggi non viviamo il tempo, lo consumiamo. Io ci ho pensato mentre scrollavo. Ero lì, nudo nel senso più preciso della parola, e non me ne ero accorto. Il presente non abita più qui.
L’opera ritrae il corpo nudo dell’artista Carbone in figura intera, immobile al centro del frame, nell’atto di scrollare uno smartphone. La camera è fissa per tutta la durata. L’ambiente è domestico: muro bianco, divano nero, luce bassa sull’ambiente. L’unica fonte di luce diretta sul volto è lo schermo del telefono.
È un posto che non è un posto pieno di post senza inizio né fine, non è fuori non è dentro, è quel limbo eterno dove l’esistenza si divide, ferma in una pausa luminosa e terrificante. Come un corpo sformato, un animo mortificato.
Intorno alla figura centrale, la vita domestica continua: sua moglie entra nel campo visivo, nutre il soggetto, lo cerca fisicamente, lo attraversa. Lui non smette di scrollare. I suoi figli lo cercano, gli giocano intorno. Le azioni si ripetono con variazioni minime, costruendo una struttura ciclica che rispecchia la struttura della colonna sonora ”Il cinema allagato” composta da Vincenzo Canoro.
Chino il capo e mi blocco, sono fermo al centro di un uragano silenziosissimo. Tutti i giorni, sempre uguale, sempre di più e non basta più l’alibi del lavoro, l’alibi del restare collegati, in comunicazione è una lobotomia autorizzata a responsabilità limitata. Il rito è morto, resta il gesto.
Il lavoro indaga la sottrazione del tempo operata dai social network attraverso il paradosso del corpo presente e della coscienza assente. La nudità non è provocazione ma stato: il corpo ridotto alla sua forma più essenziale, svuotato di ruolo e di intenzione, intrappolato in un gesto che non produce esperienza. Il gesto dello scroll come tempo senza forma, nel senso che Byung-Chul Han attribuisce al vuoto del presente digitale: ripetuto, automatico, privo di rituale.
Sono nudo al centro della vita, la mia, la vostra. Le cose accadono, io scrollo. La luce dello schermo mi illumina la faccia, il movimento del pollice innesca un sos luminoso, facile ora che sto gridando vero? L’esperienza è altrove.
[lìm-bo] è un’opera sul tempo che sparisce senza essere vissuto. Sul corpo presente e assente nello stesso istante. Sul paradosso di essere connessi a tutto e in contatto con niente.
La camera ferma è una scelta etica.
La camera non si muove. Non giudica. Osserva, come uno specchio che non puoi spegnere.
Non commenta, non enfatizza, non salva nessuno.
Osserva.