OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | ”Voci nel deserto”

”Voci nel deserto”
tecnica mista, acrilico e collage, su tela,
50 x 40 cm

Mattiasalvatore Valentino

nato/a a Catanzaro
residenza di lavoro/studio: Taverna, ITALIA


iscritto/a dal 18 apr 2025


Under 35


visualizzazioni: 645

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Descrizione Opera / Biografia


Voci nel deserto è un’ opera dipinta in poco tempo, proveniente da una percezione dell’ esterno macerata all’ interno di una quotidianità sempre uguale ma sempre più asfissiante. Gli occhi della gente sembrano in fuga dal loro campo visivo naturale, persi nell’ immensa poltiglia delle immagini virtuali e delle parole che dalla bocca si vanno lentamente spostando alle dita. Le dita scorrono immagini di leader mondiali e sotto di essi compaiono lettere assemblate. Prima di andare a dormire i nostri occhi ci svuotano addosso tutto quello che distratti hanno assorbito , come una spugna nuova caduta per sbaglio in una pozzanghera. Ci sembra ancora mentre spegniamo la luce, di leggere ”negoziato” o ”invio di armi” oppure ”droni abbattuti”. Una visione dal passato dei nostri antenati oltre che un racconto udito dal presente (di cui non ci sentiamo davvero responsabili) e soprattutto una strada in costruzione per un futuro che non accettiamo come nostro. Una strada che non vogliamo percorrere.
Siamo però cupi nel pensare già da molto tempo. Quando papa Giovanni Paolo II urlava ”mai più guerra” noi dove eravamo? Forse non eravamo nati ma abbiamo visto in TV vent’anni fa il vecchio papa malato e allora quelle parole erano ancora famose. Da un pezzo però non se ne discute più poiché noi ora siamo molto meno sensibili. Il giornale lo leggiamo raramente, la TV è spenta perché non c’è il tempo di guardarla e il telefono ci invia la notifica di un temporale in arrivo sulla nostra testa mentre appaiono automaticamente contraddittorie notizie su combattimenti che si spostano verso ovest o sugli ennesimi civili massacrati. Noi siamo civili, pensiamo. La nuova normalità che ci è stata imposta non è il fronte della battaglia ma il fronte della preoccupazione. L’ indifferenza saccente e preoccupata. Come uno striscione : ”Siamo in cerca di soluzioni e trattati di pace”. Intanto si vedono bandiere di nazioni dove non siamo mai stati, abbandonate al passaggio dei consumatori di ritorno dalle vie del centro. Alcune di queste bandiere sono accompagnate da manifesti di protesta o fiori.
Nel presente quadro ci sono forme di uomini e paesaggi dalla guerra che ci immaginiamo. Soldati, armi, palazzi, polvere, carri armati, figure mosse in due colori: il giallo e il nero. Poi tre parole ritagliate da un giornale. La parola ”guerra” è la più grande seguita dalla parola ”inutile” di media dimensione e dalla piccola ”parlare”. Parlare della guerra è inutile, la guerra è inutile o ancora parlare è inutile in guerra? Forse tutte queste cose sono vere?
Quando Otto Dix dipinse gli ”Invalidi di guerra che giocano a carte” pensava al parlare della guerra dopo la guerra, o alla guerra che aveva parlato ai giocatori? Sono passati da allora più di 100 anni.
Questi interrogativi ”stupidi” ci logorano senza la nostra autorizzazione. La quotidianità ci impone infatti di rimanere distaccati e mansueti; dobbiamo essere freddi e insensibili, altrimenti non riusciremo a digerire la prossima notizia di cadaveri ritrovati o di eccitati guerrafondai invocanti truppe fresche da impiegare in un’ altra inutile guerra.
Intanto dopo aver preso l’autobus, un cane ci dà fastidio e vorremmo essere da un’ altra parte, fa caldo qui.
Le voci che ci frullano ora in testa sono voci nel deserto perché non possiamo ascoltarle, siamo lontani, troppe cose ci distraggono. Non abbiamo tempo per interessarci alla guerra.
Il deserto sociale è stato creato per noi ed ora è tutto quello che ci resta, con le sue voci.