Descrizione Opera / Biografia
Il disegno intende costituire un antidoto alla metamorfosi auspicando una possibile reversibilità della trasformazione, contrariamente al mito classico infatti si parte dal vegetale per giungere all’umano.
Nell’ultimo anno e mezzo la mia ricerca teorica e pratica si è concentrata sui miti di metamorfosi vegetale e sulla figura acquatica, divina, fitomorfa e umana al tempo stesso della ninfa a partire dalla mitologia antica e dalla sua sedimentazione nel folklore euromediterraneo.
In particolare mi sono dedicata a una riscrittura del mito di Dafne, scelto per gli aspetti al tempo stesso emblematici e problematici che la narrazione antica condensa. Nel racconto ovidiano Dafne chiede a suo padre, una divinità fluviale, di essere salvata mentre viene inseguita dal dio Apollo che vuole possederla con la forza. La ninfa viene quindi trasformata in albero di Alloro, che, fatto non abbastanza sottolineato, diventa la pianta sacra del Dio e simbolo della gloria poetica (i poeti laureati vengono omaggiati di una corona di alloro). In questo modo mentre la ninfa viene di fatto silenziata (per dirla con Rebecca Solnit) la poesia diventa un attributo esclusivo del dio e anche un ideale compensatorio di una ars amandi tutta maschile (Ovidio fa dire da Apollo a Dafne, a metamorfosi avvenuta: “se non potrai essere mia moglie almeno sarai il mio albero”). Il mito nella sua fondamentale ambiguità non si esaurisce naturalmente in questa lettura e resta affascinante l’idea di un essere umano che si trasforma in una pianta. Tuttavia l ’estetizzazione della violenza e del desiderio di appropriazione è una costante non solo nei miti ovidiani ma più in generale nei racconti relativi alle ninfe e nella loro iconografia. Se si pensa alla letteratura moderna dal Pomeriggio di un fauno di Mallarmé alla Lolita di Nabokov (non a caso chiamata ninfetta) alle “bagnanti” di Renoir e Picasso. Le creature pacifiche e schive che di fatto sono personificazioni animistiche nel pantheon grecoromano di entità della natura acquatiche e vegetali sono costantemente in primis femminilizzate e quindi erotizzate. La mia domanda di partenza è quindi e se invece finalmente le ninfe fossero dei soggetti cosa proverebbero “in e per” loro stesse?
Il titolo, con il termine ’suite’, allude sia al significato di “insieme di stanze o di elementi di mobilio”, che all’idea musicale di “un insieme di brani pensati per essere suonati in sequenza”, che al francese “suite” che come primo significato ha quello venatorio di “inseguimento”, ma contiene anche il senso di “scorta, gruppo di persone che costituiscono il seguìto di un personaggio importante”, rimandando alla coralità e all’intelligenza collettiva di questo corteo di ninfe.
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Valeria Carrieri è un’artista e ricercatrice con un percorso multidisciplinare. Ha studiato Letteratura tra Roma, Siena e Losanna e Arti visive alla Haute École des Arts du Rhin di Strasburgo. La sua ricerca si nutre di pittura e letteratura guardando contemporaneamente alle arti cosiddette brut e popolari, alla poesia e al teatro. Nella sua pratica che consiste in testi, disegni, monotipi, ricami, dipinti e sculture, principalmente in cartapesta e ceramica, interroga lo spazio silenzioso tra arte, mito e vita quotidiana, il limite indefinibile tra antropomorfismo e oggettualità. Vive a Roma, sua città natale. Ha partecipato a mostre e residenze tra Italia e Francia, tra cui si segnalano per le residenze: Simposio di Pittura, a cura di Luigi Presicce (2019,2023,2024), Viafarini, Milano (2024), Posidonieto (2024) e per le mostre personali: Dafne Suite / Il Diluvio, Studiolo Bureau, Milano 2025; Portagioie, Casa Vuota, Roma, 2025; Fiorellini, Il Crepaccio Instagram Show, 2025, Roma, 2024, Nei giardini non dorme l’erba, Iuno, Roma. Tra le collettive: DRAWINGSSSSSSS, Studiolo Bureau, 2025, Intorno alla Stella, Nashira Gallery, 2025; Per grazia ricevuta, Museo del Tesoro di San Gennaro, Napoli; Studiolo à Rue du Dragon, Parigi, 2024; Viafarini Open Studio, Milano 2024; Guerriere d’amore nel sogno, con V. Lupi, Tana delle Tigri, Firenze, 2024; ; Li Sibburchi, Lecce, 2024.