L'ARTISTA Sezione Pittura
Selene Marchesi
nato/a a: Chiari (BS)
residenza di lavoro/studio: Palazzolo Sull'Oglio (BS) (ITALIA)
iscritto/a dal 05 apr 2012
Le opere
Biografia
Selene Marchesi è stata allieva di Eva Marisaldi, Ottonella Moccelin e Nicola Pellegrini ed ha partecipato a workshop tenuti da Pierpaolo Campanini, Marzia Migliora, Adrian Paci e Cesare Pietroiusti. Attualmente studentessa presso Accademia di belle Arti di Brera, Milano, frequentante il Biennio Specialistico di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali.
Ipotesi
Mio padre all’età di diciotto anni stava per avere un figlio dalla sua ragazza ma essa arrivata all’ultimo mese di gravidanza perse il bimbo a seguito di un malaugurato incidente. Sono molti i temi scaturiti in me da questo importante fatto:
- come avrebbe potuto essere mio fratello (personalità, fisico, nostre somiglianze, differenze di carattere);
- come avrebbe potuto essere il rapporto con un fratello (sono figlia unica);
- forse io non sarei nata (mio padre avrebbe potuto rimanere con quella ragazza ed avere o non avere altri figli).
Lavorando per “Ipotesi” non verificabili, non voglio limitarmi a tematiche quali l’identità personale, le proprie origini e la famiglia ma piuttosto toccare i concetti di dubbio e di imprevisto universalmente presenti in ogni vita, conscia che tale ricerca ci costringe ad una serie infinita di domande senza la prospettiva di una risposta razionalmente accettabile.
Ho deciso di rielaborare alcune fotografie di mio padre da giovane, modificandone i lineamenti con il disegno, alla ricerca di una possibile somiglianza con l’aspetto ipotetico di mio fratello. In seguito ho trasportato questi disegni su tessuto servendomi di candeggina, eliminando in parte la loro struttura formale.
Il motivo dell’utilizzo di questa tecnica sta nel voler produrre una sorta di “arazzo moderno”: gli arazzi tradizionali vengono realizzati con tessuti pregiati e presentano storie e miti ricamati sulla loro superficie; essi sono la testimonianza di una tradizione, il segno visivo di una storia che si tramanda. AL contrario la mia scelta è ricaduta sull’utilizzo di tessuti non ricercati, disadorni ed intelaiati in maniera semplice, la cui superficie non viene arricchita da una narrazione, ma nel tentativo di crearne una, l’azione corrosiva della candeggina cancella e deforma il tratto fino a renderlo ambiguo ed in alcuni casi difficilmente decifrabile. Il fine è quello, inattuabile, di recuperare la presenza immateriale di un phantasma, di “colui che appare” solo ad asciugatura completata, impossibile da prevedere.












