THE ARTIST Section Photography
Silvano Bonaguri
born in: Forlì
work/study place: Forlì (ITALIA)
in contest since Apr 19, 2012
The Artworks
Semiperiodo di esposizione
ingrandimento digitale da negativo analogico, carta acid free
54x40
Biography
SILVANO BONAGURI
Studioso, autodidatta di storia della fotografia delle origini è autore delle seguenti opere fotografiche:
1) “Il paese delle zucche” (1971)
2) “Proscenio” (1975)
3) “Animazione di un acquario”(1977)
4) “La stanza della memoria fotografica” (1984)
5) “I miei padri” (1994)
6) “Les Jeux daguerriennes” (2011)
Principali mostre:
Padova Galleria Mastrogiacomo editore; (Il paese delle zucche)
Forlì Oratorio di S. Sebastiano; Bologna Sala Dozza e S. Pietro in Casale (La stanza della memoria fotografica)
Forlì Palazzo Albertini (I miei Padri)
INFORMAZIONI SUL MIO LAVORO:
Da oltre trent’anni faccio ricerca in campo fotografico, con particolare interesse per la storia della fotografia dalle origini e per l’immaginario fotografico (archeologia e mitologia della fotografia).
PERCORSO FORMATIVO:
- La stanza della memoria fotografica 1986:
Sorta di altare domestico romano (reperto archeologico, sottratto all’oblio. In analogia con la fotografia chimica), all’interno del quale, fra alchimia, ritualità, identificazione, descrizione tecnologica e gioco, emergono tasselli della memoria storica della fotografia e dell’immaginario fotografico.
Gran parte del mio lavoro consiste, di volta in volta, nella documentazione di un rito – gioco fotografico e degli strumenti messi in campo per realizzarlo.
- I miei padri 1996:
Serie di omaggi a scienziati, inventori, autori che hanno maggiormente influenzato la mia poetica: Tiphaigne De La Roche, Nièpce, Daguerre, Talbot, Bayard, Herschel, Man Ray, Mulas, Strindberg. Ad ognuno di questi ho dedicato una serie di immagini o sequenze o installazioni. Tutte le opere sono stampate con processi storici: carta salata, cianotipia, callitipia, gomma bicromata…
- Jeux daguerriennes 2011:
Esempio, pressoché unico, di creatività rivolta alla tecnica daguerrotipica, prevalentemente impiegata per generi fotografici classici (ritratto, paesaggio).
Qui il soggetto è il dagherrotipo stesso, il suo fascino alchemico, le sue peculiarità tecniche, la sua ambiguità. E’ il dagherrotipo che “recita” se stesso.
Sono uno dei pochissimi daguerrotipisti operanti al mondo; ho prodotto n. 50 daguerrotipi formato 11x14cm i quali costituiscono, assieme a “jeux daguerriennes”, una mostra sui generis.












