OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | My place is placeless My trace is traceless

My place is placeless My trace is traceless
installazione multimediale: sound art + video da performance + scritte, 1 file audio stereo (60’ min in loop), 2 video (18’ e 23’ min in loop), frasi stampate
variabili e adattabili al contesto

Chiara Tubia

nato/a a San Donà Di Piave (VE)
residenza di lavoro/studio: San Donà Di Piave, ITALIA


iscritto/a dal 30 mag 2020

http://chiaratubia.com


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My place is placeless My trace is traceless


Descrizione Opera / Biografia


CONCEPT
My place is placeless My trace is traceless è un’installazione multimediale di immersione e diffusione nelle realtà locali in cui i suoni delle tre tradizioni religiose più diffuse nel mondo - Cristianesimo, Islam, Buddismo -, riprodotti sincronicamente, sono propagati nel territorio per mezzo di altoparlanti.
Fin dai tempi antichi musica e religione sono direttamente connesse, suoni e parole mettono in contatto immanente con trascendente e sono strumento di legame tra uomo e divinità. Raimon Panikkar - teorico e testimone del dialogo interculturale e dell’incontro tra religioni - spiega che ogni religione è vera nel suo ambito, cioè dal suo punto di vista: come una finestra aperta sul tutto, essa vede effettivamente il tutto, ma soltanto a partire dalla sua prospettiva.
Rappresentazione simbolica della multiculturalità contemporanea l’opera sottolinea come tutto sia vibrazione riportandoci all’unione e all’ascolto interiore.
DESCRIZIONE
My place is placeless My trace is traceless è un opera in continua evoluzione composta da più parti e che si sviluppa attraverso aspetti sonori, esperienziali e visivi che hanno origine da performances itineranti.
Il lavoro si basa su una traccia sonora - 60 minuti (in loop) - composta dalla riproduzione simultanea di tre fonti audio che riproducono sincronicamente i suoni delle tre tradizioni religiose più diffuse nel mondo: Cristianità, Islam, Buddismo.
Cristianesimo: campane, liturgie, canti gregoriani;
Islam: diverse versioni di muezzin chiamate alla preghiera (adhān), recitazioni cantate del Corano, preghiere (salah) e dhikr;
Buddismo: mantra, suono cosmico (Om), campane tibetane e koshi, gong.
Il suono è stato inizialmente diffuso attraverso tre altoparlanti - che riproducono simultaneamente ciascuna delle tracce - collegati al ventre dell’artista, mentre quest’ultima si muove per le strade o i canali attraverso i luoghi tipici del territorio in cui si trova.
L’installazione consiste nella riproduzione dei video realizzati durante le performance itineranti - attualmente due: Venezia in Italia e Old Dhaka e Gazipur in Bangladesh -, ciascuno (in loop) su un monitor diverso e con la stessa colonna sonora propagata nello spazio (e attraverso cuffie) e riprodotta in loop da un sistema audio. La diversa durate dei video e del suono permette una colonna sonora in continua mutazione.
Finora questa opera è stata esposta in due luoghi diversi: Venezia-Italia e Dhaka-Bangladesh. In entrambe le mostre, l’installazione è stata completata con scritte in lingua originale di frasi tratte da varie tradizioni spirituali - sugli scaffali dei libri che riempivano la stanza di Venezia (49 scritture) e sulle pareti della galleria a Dhaka (12 scritture) - come metafora della ”immensa biblioteca spirituale del mondo”. L’installazione delle scritture è site-specific e cambia a seconda del luogo assegnato per l’opera.

Sound
https://soundcloud.com/chiara-tubia/my-place-is-placeless-my-trace-is-traceless
Performances
https://chiaratubia.com/My-place-is-placeless-My-trace-is-traceless-1
Exhibitions view
https://chiaratubia.com/My-place-is-placeless-My-trace-is-traceless
BIOGRAFIA
Venezia 1982. Laurea in Arti Visive e Master in Moda.
La mia pratica multidisciplinare è concettualmente fondata su un dialogo attivo tra l’individuo, la società contemporanea e le sue radici storiche nel tentativo di intersecare valori e filosofie orientali ed occidentali attraverso folklore e spiritualità come mezzo per indagare sulla nostra relazione con noi stessi, l’altro e l’universo.
Le pratiche meditative accompagnate dal mio proprio vissuto e fortemente sostenute dall’intuito [dal lat. intuĭtus «l’atto di guardare o vedere dentro»] sono alla base del mio lavoro in cui spesso infatti il processo stesso diviene importante quanto il risultato.
La mia ricerca esplora gli schemi sociali individuali e collettivi strutturati nel tempo in rapporto alle infinite possibilità della nostra mente e dell’essere in relazione all’universo, e si articola in molteplici soluzioni formali che combinano diversi linguaggi espressivi: installazione, performance, audio, video, pittura e scultura.
Ho realizzato interventi di land-art, installazioni multimediali in spazi pubblici e performances e collaboro con varie realtà multidisciplinari.