Artwork description / Biography
Chiunque in casa possiede almeno uno di quei trofei di plastica che regalano ai bambini alla fine di una competizione. Quegli oggetti hanno la funzione di memorabilia: ci ricordano che una volta, da qualche parte, siamo stati più bravi di qualcuno in qualcosa. È un concetto di competizione che ci insegnano sin da piccoli, il quale però sopravvive anche nell’età adulta. L’ipercompetitività nel mondo del lavoro, nella sessualità, nei rapporti sociali sono, senza ombra di dubbio, una droga da cui dipendiamo.
Tramite un’inversione semiologica, il significante, ovvero la forma della coppa, viene isolato dal significato, ovvero la soddisfazione dell’ipercompetitività. Il trofeo non è più sinonimo di feticcio, perde qualsiasi forma di valore tramutando alchemicamente l’oro in stagno. Questo materiale, dal costo molto basso ma scintillante quasi come l’argento, finge di avere una rilevanza. Esso viene sciolto direttamente su velluto sintetico, anch’esso dal valore minimo.
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Jacopo Ernesto Gasparrini (Roma, 1993) è un artista visivo che vive e lavora a Milano. Nel 2017 ottiene la laurea triennale presso il Politecnico di Torino in Design e Comunicazione Visiva mentre, attualmente, è studente del Biennio di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
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Fra le mostre recenti, da segnalare la partecipazione a Manifesta 2018: Palermo, Italia - Palazzo Oneto.
Curato da Claudia Gioia.
Con Alessandro Twombly, Massimo Bartolini, Michele Guido.