OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | El Fantasma (Llámame por mi nombre)

El Fantasma (Llámame por mi nombre)
mixed media, cemento, ferro, sistema audio, stampa su tessuto
73 x 110x 80 cm

Raffaele Cirianni

nato/a a Venaria Reale
residenza di lavoro/studio: Venaria Reale (Torino), ITALIA


iscritto/a dal 08 mag 2020


Under 35

https://www.instagram.com/cirianniraffaele/


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mixed media, cemento, ferro, sistema audio, stampa su tessuto
73 x 110x 80 cm

 | ”Freccia del Tempo”

”Freccia del Tempo”
mixed media, punte in selce neolitiche, aste in fibra di carbonio
30 x 40 cm

Descrizione Opera / Biografia


BIO: Raffaele Cirianni 09/08/1994, Venaria Reale (TO). Ex studente del corso di Filosofia presso l’università degli studi di Torino, allievo del corso di Scultura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino prima sotto la guida dell’artista Mario Airò, successivamente dell’artista Franko B. La sua ricerca analizza le problematiche contemporanee legate all’abitare e l’impatto delle nuove tecnologie su di esso.
Vive e lavora a Torino
DESCRIZIONE OPERA: Il “Barrio Chino” a Barcellona è un luogo denso di storia.
Deve la sua nascita ufficiale a Pietro III, il quale, per affrontare la piaga della peste, edificò una grande cinta muraria al di là di quello che un tempo era un torrente cittadino e che poi, prosciugatosi, divenne l’odierna “La Rambla”, il famoso viale pedonale nel centro di Barcellona. Nel secolo scorso questo quartiere visse un lungo periodo di “degrado”, legato alla presenza del traffico di stupefacenti e alla prostituzione, attività che si sono integrate nel tessuto urbano dalla vocazione popolare e operaia. Il 1985 però segna l’inizio delle operazioni di rigenerazione urbana del Barrio con l’obbiettivo di ridurre la densità della popolazione e di facilitare la nascita di grandi spazi pubblici e culturali, da ottenere con la demolizione di interi isolati. Un’operazione, questa, possibile grazie alle proposte di risarcimento e ricollocamento dei vecchi abitanti. Naturalmente tormentati dalla burocrazia e dal crollo del valore dei propri immobili, molti di questi vendettero a prezzi ridicoli le loro abitazioni ed attività.
La mutazione divenne ancora più evidente quando si avviò la costruzione di edifici sempre più moderni all’interno del quartiere che attirarono la presenza di una nuova classe sociale di abitanti. Se il “Barrio Chino” era il territorio dell’abbandono, del conflitto, della miseria e del pericolo ora questo nuovo quartiere pacifico, pulsante e attraente aveva bisogno di un nuovo nome: “El Raval”. Nemmeno la crescente presenza di immigrati minò i piani di rigenerazione: i privati e le amministrazioni riuscirono a commercializzare anche la multietnicità del quartiere, proponendolo come un luogo dal fascino esotico, ricco di diversità.
“El Raval” però è ancora oggi un quartiere in conflitto, il turismo e la crescita vertiginosa degli affitti, continuano a spopolarlo e renderlo preda della morsa di imprese quali “Airbnb”. Le proteste all’interno del “Barrio” contro questa logica speculativa sono all’ordine del giorno.
Nella mia produzione, ricostruendo la storia perduta di un quartiere mi lascio trasportare sempre dai racconti dei suoi abitanti, dai sapori del cibo, dall’estetica dei palazzi, dai disegni creati dall’intersecarsi delle vie e dal perimetro dei luoghi. “El Raval” è un esempio folgorante di questa mia visione: Barcellona vista dall’alto è un capolavoro di linearità geometrica, il suo centro storico è una scacchiera perfetta e poi laggiù in fondo, gettato nel mare, troviamo il vecchio “Barrio Chino”, con la sua forma totalmente in antitesi con il resto dell’assetto urbanistico della città. È un seme innestato nel tessuto cittadino, che germoglia e brucia continuamente.
Ho dunque progettato: El Fantasma (Llámame por mi nombre). Con l’intenzione di creare una scultura “fantasma”, ho costruito il perimetro del quartiere in scala, con il cemento armato, materiale che più rispecchia la costruzione degli edifici moderni. All’interno della struttura ho quindi collocato un piccolo impianto audio. Dallo speaker, lo spettro “Barrio Chino”, racconta scandendo lentamente le parole, un momento della sua storia: c’è una giovane coppia intenta a trasferirsi nel quartiere, ci sono i mercati informali degli immigrati che vengono rimpiazzati ed infine c’è un vecchio pescatore scomparso con i suoi tesori insieme al “Barrio Chino”. La scomparsa del pescatore è un passaggio emblematico del racconto; rappresenta il vecchio abitante del quartiere e la sua antica economia influenzata dalla presenza del mare. Un mare che, seppur geograficamente presente all’interno del quartiere, ogni giorno si fa più lontano, poiché continua la sua trasformazione in luogo meramente turistico, oggetto delle speculazioni dei privati.
Infine El Fantasma (Llámame por mi nombre) cerca di immaginare un’alternativa, o meglio inaugura un percorso che porti ad essa. E così anche nel caso di “El Raval”: la sua istallazione ricorda quella di un tavolo, luogo delle idee, dello studio, del confronto, ma in questo caso si tratta di un confronto privo della sordità e della cecità che hanno caratterizzato i vecchi modelli di rigenerazione urbana del quartiere. A partire dalle possibilità che si dischiudono dalla superficie del tavolo, “El Raval” può trovare lo slancio per ricostruirsi, conscio però della storia narrata dal suo avo, il “Barrio Chino” ormai divenuto una nave perduta nel mare insieme al suo pescatore oppure uno spettro a cui chiedere come un Medium di rivelarci il suo vero nome e la sua storia.