Descrizione Opera / Biografia
L’immagine presentata è un rendering realizzato con software di modellazione e ha lo scopo di illustrare l’intento finale del progetto La didascalia che l’accompagnana è indicativa, pensata per suggerire titolo e tecniche della realizzazione.
Un punto finale in basso a destra su una pagina bianca può avere diversi significati, a seconda del contesto in cui si trova.
1. Elemento grafico o simbolico: Potrebbe essere un segno intenzionale, usato come simbolo
minimale, firma astratta o parte di un’opera d’arte visiva (come nella poesia concreta o nell’arte
concettuale).
2. Errore di stampa o segno accidentale: Potrebbe semplicemente essere un residuo di inchiostro,
una macchia o un errore di battitura.
3. Indicatore tipografico: In alcuni casi, può indicare la fine di un testo o di una sezione, anche
se di solito questo tipo di punto appare centrato o allineato con il testo.
4. Marcatore di controllo: In ambito editoriale o di stampa, potrebbe essere un segno usato internamente per controllare l’allineamento, i margini o per altri scopi tecnici.
Invece è un progetto di una serie di lavori che riflette sulla presenza, sull’assenza, sul vuoto, sull’essenzialità del sospetto. Un punto qualsiasi isolato su una superficie neutra può rappresentare un pensiero, una fine, un inizio, o un’esistenza solitaria, silenziosa. “non ho bisogno di dire nulla, questo è tutto”.
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In un’epoca satura di immagini, parole e sovrastrutture narrative, quest’opera si impone con il silenzio netto e disarmante di una pagina bianca. Al centro della sala, una superficie apparentemente vuota si erge come monumento all’incompiuto, al possibile, l’attesa.
Ma il vuoto è solo apparente. Nell’angolo inferiore destro, una piccola luce circolare rosa rompe l’uniformità e tradisce un’intenzione precisa: un punto finale. Non una decorazione, non un errore.
È un segno deliberato. È la chiusura definitiva di qualcosa che non è mai cominciato. Una fine prima dell’inizio.
L’artista invita lo spettatore a confrontarsi con l’ambiguità di questo gesto: è una rinuncia o una dichiarazione d’intenti? Una provocazione o una confessione? La luce tenue ma presente suggerisce che, anche nel silenzio, qualcosa pulsa. Anche nella pagina vuota, una voce si fa sentire. punto è un’opera che lavora per sottrazione, lasciando spazio all’immaginazione e alla riflessione. È al tempo stesso un manifesto minimale e una sfida concettuale, un invito a leggere il non detto, ad ascoltare l’intervallo tra un pensiero e l’altro.
In fondo, non è forse proprio il punto – piccolo, silenzioso, finale – a dare significato a tutto ciò che lo precede?
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Fabrice Bernasconi Borzì è un artista italo-svizzero, nato a Ginevra nel 1989, vive e lavora tra la svizzera e l’Italia.
Questo trasferimento per l’artista è una sorta di viaggio a ritroso, inverso rispetto a quello compiuto da tanti altri suoi coetanei: nel passaggio dal Nord al Sud dell’Europa tenta di ritrovare un’alterità culturale, peculiare dei luoghi d’origine, funzionale al suo lavoro d’artista. Questo dualismo nazionale ed esistenziale, questa doppia cittadinanza, con la contraddizione che ne consegue, si pone alla base dell’equilibrato conflitto tra forze che la sua opera intende esprimere.
Gli elementi formali adoperati il più delle volte sono semplici, minimali o depotenziati, quasi a sovvertire il ‘consueto’ con l’uso di un linguaggio paradossale e a tratti provocatorio, di matrice dadaista, che non disdegna citazionismo e recupero. L’intento è chiaro, poiché sviluppa una serie di domande sul senso stesso del ‘fare’, dei suoi impliciti presupposti concettuali, nonché su come tutto questo venga interpretato entro l’attuale sistema dell’arte. Da questi presupposti muove una riflessione sugli esseri umani e sulla loro alienazione dall’esistenza, in una dicotomia che raccoglie politicamente la tradizione del conflitto tra forze produttive e sociali, contro i poteri egemonici e capitalistici.
La sua sembra essere una specie di filosofia dell’idiozia, la cui struttura linguistica -spesso forme precarie e assemblaggi estemporanei- è il risultato di una ossimorica ‘disciplina del provvisorio’ che a tratti ricorda un certo intento intellettuale da détournement situazionista visto dalla prospettiva processuale di un comportamentismo rigoroso e metodico. Contraddizione in termini che lo porta a lavorare, con ostinata disciplina, a concetti complessi come perdita, precarietà e resilienza, nascosti sotto lo stratagemma espressivo di una malcelata ironia. A queste condizioni, nichilismo e storia, disfattismo e teleologia sono un tutt’uno, ponendo in essere una forma di resistenza attiva e catalizzante. Questa è congiunzione di filosofia e rivolta, di credo, di sovversione e appartenenza. Politica e poesia nel gesto crudo dello stare in equilibrio nonostante l’evidenza
dei fatti.
Fabrice Bernasconi Borzì si considera una “spugna e un ladro di idee, ma che lavora sodo per essere, veramente, quello che è”.