Descrizione Opera / Biografia
L’opera nasce da un’indagine sulla superficie come spazio di stratificazione.
Il cemento, utilizzato come supporto, diventa campo di intervento pittorico attraverso velature a spray e inserimenti di frammenti fotografici.
Il lavoro si costruisce per sovrapposizioni e sottrazioni, dove elementi visivi emergono e scompaiono, generando un equilibrio tra materia, immagine e segno.
La fotografia non è utilizzata come rappresentazione, ma come traccia, frammento, residuo.
Livio Ninni (1989) vive e lavora a Torino. La sua pratica artistica esplora il rapporto tra tempo, materia e paesaggio, indagando come la memoria possa essere incorporata all’interno delle strutture fisiche. Il suo lavoro si sviluppa attraverso l’uso di materiali come cemento, ferro e legno, in dialogo con elementi fotografici e interventi grafici, dando origine a composizioni basate su processi di frammentazione e ricostruzione.
Il suo percorso nasce da un interesse per l’arte urbana e il writing, inizialmente affrontati attraverso una pratica documentaria che lo porta a realizzare reportage fotografici in diverse città italiane, osservando l’azione artistica all’interno di spazi urbani spesso abbandonati. Nel 2015 entra a far parte del collettivo artistico Il Cerchio e le Gocce, esperienza che contribuisce allo sviluppo del suo approccio multidisciplinare. Questa ricerca evolve progressivamente verso un linguaggio in cui fotografia, pittura e installazione si intrecciano.
I suoi lavori prendono forma a partire dall’osservazione di ambienti esistenti, in particolare contesti post-industriali e spazi di transizione, intesi come rovine contemporanee: luoghi in cui il tempo si manifesta attraverso stratificazioni, tracce e trasformazioni. Attraverso queste indagini, Ninni costruisce sistemi visivi in cui diverse temporalità coesistono, passato e presente, organico e artificiale, struttura ed erosione.
Il suo lavoro non si concentra sulla rappresentazione, ma sulla costruzione di spazi sospesi, paesaggi fisici e mentali in cui lo spettatore può riconoscere tracce di qualcosa di familiare ma indefinito.
Il suo lavoro è stato presentato in mostre personali e collettive e sviluppato anche attraverso esperienze di residenza, tra cui il Museo d’Arte Contemporanea di Catanzaro. Le sue opere sono presenti in diverse collezioni private e istituzionali, tra cui la Banca d’Italia.