OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Vento di Levante

Vento di Levante
cera persa (cardo).vernice molle, acquatinta e stampa, fusione in bronzo, elementi organici, trucchi per il make-up. calcografia e stampa a colori
cardo in bronzo (30 x 28 x 18 cm). tre collane di stampe (lunghe circa 100 cm ciascuna).

Marilena De Stefano

nato/a a Messina
residenza di lavoro/studio: Torino, ITALIA


iscritto/a dal 10 mar 2026


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Descrizione Opera / Biografia


Sono Marilena De Stefano - Maria all’anagrafe, ma da sempre Marilena per tutti. Eoliana di origine, classe 1974. La mia strada sembrava segnata dall’architettura, ma l’arte è stata un richiamo più forte che mi ha portata a cambiare rotta, diplomandomi in Decorazione e Arti Visive.
La mia ricerca non è una parentesi, ma un percorso continuo iniziato nel 1996: dal debutto con il 2° Premio al Trevi Flash Art Museum di Giancarlo Politi fino alle recenti sinergie con la Fonderia Artistica De Carli. In questi anni la mia attività non si è mai interrotta, alimentandosi anche del confronto costante durante i vent’anni di docenza all’Accademia Albertina.
Già nel 1997, a Palazzo Ducale a Genova, lavoravo sulla luminescenza della lana d’acciaio, trasformando un materiale industriale in una sorta di luminaria. È stata la genesi di un linguaggio che, nel 1997, ha trovato nelle piume di struzzo di ’Oasi e Sirene’ quella cifra kitsch - citata anche da Paola Nicita - capace di evocare l’estetica barocca delle feste patronali del Sud.
In questo percorso, la selezione per il PS1 di New York resta un punto fermo. Fu un traguardo prestigioso ma complicato: ero un’esordiente, finita al centro di un complesso caso burocratico tra galleristi e sistemi d’epoca. Ma furono soprattutto i limiti di un tempo in cui una giovane donna faticava a imporsi da sola a decidere per me. Alla fine importò poco, perché la mia famiglia, probabilmente, mi avrebbe impedito comunque di partire per gli Stati Uniti. Da sola, senza il loro sostegno, non avrei potuto affrontare il viaggio e cogliere l’opportunità. Altri tempi! Quel treno passò mentre io restavo a lottare per la mia cattedra, ma quell’esperienza è rimasta dentro di me come una spinta silenziosa.
Oggi, quella maturità è confluita nel progetto ’Vento di Levante’: nato nel 2016 come gioiello e diventato nel 2018, e ancora nel 2025, un’imponente installazione site-specific alla Cappella Pilotti. Tra materiali poveri recuperati sulle spiagge e la solennità del bronzo, cerco di unire la memoria delle mie radici siciliane a una visione che guarda avanti.
Oggi come allora, ciò che mi guida non è il riconoscimento del sistema, ma la vibrazione della materia. Dal luccichio dell’acciaio alla leggerezza delle piume, fino alla forza del bronzo, la mia arte è oggi una scelta consapevole: il tentativo di salvare un frammento di mondo e restituirlo al presente.
Descrizione opera: Vento di levante si presenta come un dialogo tra materia arcaica e leggerezza aerea, una micro installazione che mette in scena il contrasto tra la stasi del metallo e il movimento del pensiero.
L’installazione si definisce in un volume ideale di 100 x 100 x 100 cm, uno spazio cubico dove la materia si fa aria. Al suolo, la scultura del cardo in bronzo (30 x 28 x 18 cm) emerge con la timidezza di un’erbaccia che affiora dal cemento. Modellato con la tecnica della cera persa, il cardo conserva la morsura lenta dell’incisione: un corpo spinoso, denso, che evoca la solitudine dei paesaggi dei film di Sergio Leone, quasi volesse spiare il visitatore anziché lasciarsi guardare.
Sopra il cardo di bronzo, fluttuano tre collane di stampe (lunghe circa 100 cm ciascuna). I fogli di carta, nati dalla ripetizione del gesto incisorio, sono sospesi in un equilibrio precario che reagisce a ogni spostamento d’aria. Questa triade cartacea non è un elemento statico, ma un accenno di danza che ”scandisce i tempi del pensiero”. La fragilità della carta esige rispetto e impone al visitatore un movimento circolare, lento, creando una connessione in divenire tra la solidità del bronzo sottostante e l’oscillazione del vento sopra di esso.
L’installazione diventa così un organismo vivo: mentre il bronzo affonda le sue radici in un tempo immobile e muto, le collane di stampe si appropriano dello spazio, trasformando la ”timidezza” del cardo in un’esperienza di calma e riflessione.
Scheda tecnica dell’opera:
- Composizione spaziale: L’opera occupa un volume di 100 x 100 x 100 cm, articolandosi su due livelli di densità opposta a altezze variabili.
- Base: Il cardo in bronzo (30 x 28 x 18 cm), fulcro materico e statico poggiato al suolo.
- Elevazione: Una triade di collane cartacee di carta washi e rosaspina che discendono verso il bronzo, moltiplicando il ritmo visivo dell’incisione nello spazio aereo.