OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Ontological Rupture

Ontological Rupture
oilo, tela
123 x 97 cm

Philipp Humm

nato/a a Saarbrücken
residenza di lavoro/studio: Milano, ITALIA


iscritto/a dal 12 feb 2026

https://philipphumm.art


visualizzazioni: 144

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Descrizione Opera / Biografia


Philipp Humm è un artista e filosofo tedesco-britannico con base a Milano. Lavora con pittura, scultura, film e scrittura filosofica, esplorando l’alienazione contemporanea e la trasformazione dell’identità umana in un mondo sempre più mediato da algoritmi e sistemi tecnologici. Ha studiato pittura e scultura presso London Fine Art Studios e la Florence Academy of Art e possiede avanzati studi in filosofia, business e management. Prima di dedicarsi interamente all’arte, ha ricoperto ruoli dirigenziali in grandi aziende tecnologiche internazionali, esperienza che informa la sua riflessione critica sui sistemi di potere e sulle trasformazioni digitali. Le sue opere sono state esposte a livello internazionale, con mostre personali presso Saatchi Gallery, Bermondsey Project Space e Dadiani Fine Art.
La sua pratica si articola in cicli tematici di ampio respiro. The Last Faust reinterpreta la tragedia di Goethe su scala civilizzazionale, esplorando il patto collettivo dell’umanità con la tecnologia e le sue conseguenze etiche ed esistenziali. The Space Between indaga forme più sottili di alienazione, concentrandosi sul trasferimento di memoria, attenzione e cognizione nei sistemi digitali. Il ciclo in corso, Beyond the Human, immagina un futuro in cui l’uomo non è più al centro, ma convive in armonia con la natura e con sistemi intelligenti che orientano le nostre scelte verso equilibrio, sostenibilità e benessere collettivo.
L’opera presentata per il Premio Combat, Ontological Rupture (2025), fa parte del ciclo Beyond the Human ed è realizzata a olio su tela. Nasce da un disegno a mano libera, in cui forme e composizione emergono organicamente. Al centro si colloca la figura umana, resa con delicatezza e intensità, capace di evocare presenza, vulnerabilità e tensione emotiva. La figura interagisce con elementi meccanici che la circondano e la sfidano: ingranaggi, macchine e strutture artificiali che sembrano quasi animarsi sotto lo sguardo del creatore, sottolineando la tensione tra vita e artificio, tra controllo e autonomia della creazione. Il lavoro richiama idealmente il mito moderno di Frankenstein, interrogandosi sui confini tra umano e artificiale e sul significato di preservare la nostra essenza in un mondo condiviso con le macchine. La superficie pittorica, costruita con stratificazioni di olio e velature di Liquin, conferisce luminosità e coesione formale all’intera composizione.