Descrizione Opera / Biografia
Work off #3 è un’opera che fonde pittura, materiale industriale e luce artificiale in un’unica superficie densa di significati.
Descrizione formale:
Il supporto è un foglio intero di carta vetrata telata — materiale da lavoro per eccellenza, utilizzato nelle lavorazioni manuali e industriali — interamente coperto da una stesura di colori acrilici che si muove in una palette di bruni profondi, bordeaux e neri, con tracce di blu cobalto emergenti come bagliori soffocati. La superficie conserva e rivela al contempo la sua natura abrasiva: la grana della carta vetrata dialoga con i gesti pittorici, restituendo una texture rugosa e visivamente tattile. Due pennellate diagonali, parallele e simili a solchi o a striature di usura, attraversano orizzontalmente il campo cromatico, interrompendo la continuità del fondo scuro.
La linea di luce:
Sul retro del telaio è fissata una striscia LED che proietta una singola linea verticale luminosa, visibile attraverso il supporto, quasi come un’incisione di luce nel buio. Questa linea si erge nella composizione come una presenza silenziosa e netta: un segnale, una soglia, un confine tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che è tutelato e ciò che non lo è.
Contesto concettuale:
L’opera appartiene al più ampio progetto artistico di Ancillai dedicato alla sicurezza e al diritto al lavoro, un tema che attraversa tutta la sua ricerca fin dai primi anni Duemila. La carta vetrata telata non è un supporto neutro: è materia viva del mondo produttivo, strumento del lavoro manuale quotidiano. Usarla come tela pittorica significa restituire dignità al fare, al gesto operaio, al corpo che lavora. Il titolo Work off — traducibile come ”lavorare per estinguere”, ”smaltire lavorando”, ma anche ”spegnere il lavoro” — porta in sé una tensione irrisolta tra la fatica produttiva e la sua negazione, tra il diritto al riposo e lo sfruttamento.
Lettura complessiva:
Il buio dominante della superficie può essere letto come l’invisibilità sociale del lavoratore, mentre la linea LED verticale — unico elemento luminoso e netto — rappresenta quella soglia di luce e di diritto che taglia il campo: fragile, artificiale, ma presente. L’opera rimane sospesa tra pittura e installazione, tra scultura e immagine, in coerenza con la pratica multidisciplinare di Ancillai che unisce sculture, video, audio e installazioni in un sistema formale coerente e poeticamente preciso.
Per Ancillai, la carta vetrata non è un supporto neutro: la sua funzione industriale — scartare ciò che è superficiale per andare oltre il tangibile — viene trasposta in chiave artistica e concettuale. La grana abrasiva dialoga con la stesura pittorica e con la luce LED creando, nell’incontro tra materia fisica e luce immateriale, quella terza immagine che è il fulcro poetico di tutta la sua ricerca.
Biografia:
Alessio Ancillai (Roma, 1973) vive e lavora a Roma. È fondatore e membro del collettivo bMotion Collective, dedito alla progettazione di installazioni visivo-sonore. Con alle spalle un retroterra di studi in materie medico-scientifiche, la sua formazione non convenzionale lo ha indotto a non risentire di prescrizioni operative, sperimentando una varietà di mezzi espressivi quali la pittura, la scultura, luce, il suono, il lettering, il video.
Pioniere della tecnologia LED in ambito di sperimentazione artistica, la sua ricerca si sviluppa simultaneamente su due assi portanti, sì differenti ma complementari, perché entrambi ugualmente ascritti alla dimensione dell’umano. Uno, dalla caratura sociale, è relativo alla questione delle condizioni di lavoro odierne e l’altro, di ordine estetico, e da riferirsi alla natura dell’immagine pittorica. Nel primo caso, la categoria del lavoro, anche con il ricorso a oggetti usati in chiave metaforica, viene affrontata nelle sue concrezioni culturali e nelle rispettive contraddizioni. Nella seconda circostanza, la luce è il medium privilegiato per inseguire il senso dell’immagine pittorica, che scaturisce dall’incontro tra il riverbero luminoso e gli apparati tecnici a costituzione dei suoi lavori, stabilendo permeabilità tra componenti fisiche materiali e immateriali. Il suo lavoro è presente in collezioni sia private che istituzionali e ha realizzato opere pubbliche su commissione. Numerosi cataloghi e articoli/interviste. Esposizioni personali e collettive, sia in Gallerie private che Museali, tra le collaborazioni si ricordano: Achille Bonito Oliva, Bruno Corà, Nicoletta Provenzano, Pio Monti, Franz Paludetto, Dino Morra, Davide Silvioli, Nicolas Martino, Carla Chiarchiaro e altri...