Artwork description / Biography
Un rubinetto con un volto riflesso: questa è l’acqua cara a Zygmunt Bauman, analitica. Descrive puntualmente ciò che siamo e teorizza la nostra società fluida e poliedrica, che da decenni, priva di catalogazioni, ha modificato il nostro modo di vivere. Ma è anche l’acqua delle estati balneari di Tondelli, la quale emerge nei suoi racconti come un battesimo. Un rito per i personaggi dei suoi racconti che in queste acque si bagnano e tanto ricordano nell’esatta fotografia narrativa dello scrittore reggiano le istantanee dipinte, intime e “popolari”. E’ un disegno sociale capace di abbracciare la consuetudine del rito “familiare”, di elevarlo ad un valore alto quasi misterico; un disegno che si adatta ai contorni di ogni nostra vita perché cita noi stessi. Come in una marea, allo stesso modo, momenti alti e momenti bassi attingendo ad una serie di esperienze stra-vissute, stratificate. Muovendosi tra oggettivo e spirituale, tra il desiderato ed il fortuito. Non un disegno chiaroscurale ma un disegno chiaro, scuro e familiare. Una serie di immagini che ognuno di noi potrebbe avere già vissuto e frequentato, sedimentate, che trasportano i nostri ricordi. Una esperienza disegnata fortemente evocativa che porta il fruitore dell’immagine, all’interno di un fenomeno di regressione, a dipanare istantaneamente il nostro vissuto alla ricerca di analogie.
Recentemente, in una conferenza a Modena, un noto filosofo ha delineato come tutto il contemporaneo fondi buona parte della propria seduzione sul rendere riconoscibile in forma sempre diversa ciò che abbiamo già esperito, creando ad ogni confronto il fascino della prima volta. Come in questa opera, la poetica conferma e comanda.
L’acqua è un po’ fluido, un po’ superficie specchiante; lente indagatrice ed occhiale. Filtra la luce attraverso un menisco ora concavo ed ora convesso, mettendo a fuoco la realtà dei ricordi. Una soluzione che si adatta ai contorni di ogni nostra vita. Una pozzanghera che riflette chi vi si affacci, o meglio ancora, un bicchiere d’acqua che, rovesciato sul tavolo, si adagia assumendo ogni forma fino a lambirne i confini.
Pittore figurativo, Antonio Bertoni utilizza il colore ad olio nero su carta da spolvero trattata e applicata su pannelli di mdf. Il colore nero, che ha avuto una lunga storia in pittura poiché al tempo stesso semplificante, ambivalente e dubitativo, viene utilizzato da Bertoni per evidenziare al meglio interrogativi fondamentali (origine, senso, vita e morte) che non hanno trovato, nonostante tutto, soluzione. Il potere del nero in arte - che non trova corrispettivo in altri colori - trova esaltazione nei dipinti di Bertoni in forza della sua ambiguità, dell’essere frutto di opposti (assenza di colore, con frequenza nulla e insieme di tutti colori primari), degli interrogativi che è ancora capace di suscitare e delle insostituibili luci che continua a proporre. La pittura di Antonio Bertoni è dedicata a dettagli e frammenti di realtà i cui veri soggetti sono, in fondo, intimi segreti, meraviglie, un qualcosa di inaspettato, il breve lasso di tempo in cui ogni cosa è perfetta, l’istante memorabile, un qualcosa da afferrare e preservare e l’intersezione tra vita quotidiana e teatralità, tra ordinario e straordinario.