Descrizione Opera / Biografia
Qui ha scritto la Luce è un trittico rappresentativo dell’omonima più ampia serie che indaga la poetica del residuo come una realtà ieratica in cui sacro non è ciò che appare, ma l’eloquente assenza di qualcosa che ha smesso di essere presente.
In un tempo che porta il segno di un ipertrofica produttività e un endemica propulsione a salvare tutto ciò che è pieno, il residuo si presenta come una forma di resistenza, un’entità che come ci ricorda Gilles Clément nel ”Manifesto del terzo Paesaggio”: ”[...] può essere vist[a] come la parte del nostro spazio di vita affidata all’inconscio. Profondità dove gli eventi si accumulano e si manifestano in modo, all’apparenza, indeciso”.
Ricalcando la poetica Aborigena degli Shell Midden australiani, sacre stratificazioni di conchiglie e residui animali attraverso cui il popolo sancisce il suo legame con la Terra, ricerco una memoria autobiografica della casa di campagna della mia infanzia.
La serie elegge l’Abalone a simulacro del concetto di residuo. La conchiglia -sacra a popoli come Navajo, Maori e Aborigeni- è stata oggetto di studio, disegni, dipinti, fotografie, rivelandosi poi il presagio di qualcosa che chiamava incessantemente.
La sua persistenza ricorrente ma inafferrabile guida il corpo nel suo rito di ritorno e ricerca dei residui della vita della casa di campagna.
Nei passe-partout delle immagini vi sono parole incastonate, come un breviario frammentato. Ciascuna strofa è traccia dei tre momenti caratterizzanti il rito di ritorno: il richiamo, la fusione e la reincarnazione emotiva per mezzo dei residui. Compaiono rullini analogici, nidi di calabrone disabitati, il corno di un capriolo trovato nel bosco, la terra del giardino...
Gli scatti si presentano come presenze instabili, in costante divenire.
Recano interferenze, come l’emersione di un negativo, un tratto mosso, una doppia esposizione... Segni di interruzione della narrazione visiva, una sosta per chiedersi: Qual è la presenza residua? Cosa non vedo? Un momento per riflettere sul profondo senso fenomenologico dell’immagine.
La Fotografia stessa è per sua natura un residuo. Ogni immagine è una traccia della scrittura della luce, una realtà in cui la presenza coincide con la perdita, un luogo che laddove trattiene è destinato a nascondere.
Guardare un’immagine è un atto di fiducia, poiché scegliamo di vivere nel residuo di qualcosa che -immenso- si cela ai nostri occhi.
Qui ha scritto la Luce rivela una condizione umana in cui la memoria si fa atto di reincarnazione emotiva e residui interruzioni della logica consumistica e appropriativa. Elementi che schiudono a momenti sacri e rituali, permettendo di fare esperienza di vuoto, indecisione, persistenza di un’assenza, visione incompleta. Presagi fondamentali per l’errare dello spirito.
Qui ha scritto la Luce
Apolide immagine di vento
Frammento di perdita laddove è conquista
Qui ha scritto la Luce
La pelle si scopre esile guscio
Gli occhi cieli non più intatti
Nel cuore segni: - - tracce di vuoti
Siamo residui in fragile divenire
Qui ha scritto la Luce
Il disegno dei ricordi: clemente svista del tempo
Al mio corpo dà forma
lo spazio della tua rinuncia
Camilla Klimciuk (2004) è un’artista visiva della provincia di Milano, dove vive e lavora tuttora.
Dopo essersi diplomata in pittura e scultura ha intrapreso un percorso triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dipartimento di Scenografia. Interessata alle dinamiche della psicologia ambientale, ha sviluppato una ricerca volta allo studio del Paesaggio come dimensione ontologica, fondante e generatrice. Attraverso la sua ricerca schiude fenditure di riflessione sul senso fenomenologico dell’immagine, sul potere ermeneutico e terapeutico della parola e sul Paesaggio interiore come elemento identitario.
La sua poetica intreccia saperi etnografici e mitologici di culture ancora capaci di vivere a contatto con la Terra e il Paesaggio, ricollegandosi poi a memorie autobiografiche.
Attraverso fotografia, disegno e tecniche miste compie un’azione archeologica nel terreno della contemporaneità, al fine di ritrovare la radice che ancora ci lega al Paesaggio e ai saperi antichi.
Recenti esperienze significative sono state la mostra ”Archive Sindrome” presso Spazio Kryptos di Milano (2026) e la selezione al Premio Arte 2025, con conseguente mostra presso il Museo della Permanente di Milano (2025) e assegnazione del Premio Speciale Targa Baratti&Milano per i tre scatti della serie ”Amadriade”.
Segue una pubblicazione sul CAM nr. 61 -Catalogo dell’Arte Moderna- e tre pubblicazioni sul mensile di ARTE.