Descrizione Opera / Biografia
Ekaterina Selezneva è nata a Čita, nella regione del Transbaikal, una terra di confine dove la tradizione ortodossa russa e la cultura asiatica buriata buddista si intrecciano continuamente. Crescere in un luogo simile l’ha spinta, fin da bambina, a interrogarsi sulla propria identità e su cosa significhi appartenere a più mondi senza sentirsi mai del tutto a casa in uno solo. Dopo aver vissuto cinque anni a Mosca, a 19 anni si è trasferita in Sicilia, dove oggi studia all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca artistica nasce proprio da qui, dall’unione di pittura, disegno e arte concettuale, per creare un ponte tra i ricordi personali e il dialogo tra i mondi diversi.
Questa installazione è la traduzione visiva di questo percorso, ma è anche un modo per dare corpo alle teorie di Walter Benjamin sull’”aura” dell’opera d’arte. Spesso si pensa che copiare o riprodurre qualcosa ne distrugga l’autenticità, ma l’artista crede che ogni replica – portando con sé piccoli errori, incidenti e il segno del passaggio umano – finisca per guadagnare un’”aura aggiuntiva”, fragile e del tutto nuova.
Al centro dello spazio c’è un piedistallo che accoglie 44 fiori di carta piegati a mano. Per realizzarli, l’artista ha stampato un proprio saggio teorico che parla proprio di fotografia, riproduzione e pittura. Guardandoli da vicino, si nota che il testo cambia: è stampato con quattro caratteri diversi che passano da una lettura chiara a una totale illeggibilità. Questo sbiadire continuo è una metafora del dislocamento, di come i racconti d’origine si frammentano e si trasformano quando si è costretti a ricostruirsi in un posto nuovo.
Una rete di fili tesi collega questi elementi alle immagini appese alla parete, per poi raccogliersi nel fiore centrale sul piedistallo. I lavori al muro seguono il ritmo della riproduzione: ogni pezzo è la scansione di quello precedente, su cui l’artista ha poi disegnato a mano. È la prova che moltiplicare un’immagine non crea dei duplicati senza volto, ma aggiunge ogni volta nuove sfumature al mondo.
Infine, l’ambiente è immerso in una luce blu e viola che proietta le sagome della scultura sulle pareti. Queste ombre sono l’ultimo livello di riproduzione dell’opera: echi sfuggenti, distorti e irripetibili di una forma che cerca semplicemente il proprio posto.