Descrizione Opera / Biografia
Federico Masini (Moncalieri, 1988) vive e lavora a Torino. Dopo gli studi classici e un percorso universitario in medicina, trova nella fotografia uno strumento di indagine che eredita dalla formazione scientifica una certa precisione analitica e la trasforma in ricerca visiva sul corpo, sul paesaggio e sui processi di trasformazione.
Il suo lavoro procede per sottrazione: rimuove progressivamente strati di presenza, prima il soggetto, poi il contesto, infine il contrasto, per osservare cosa resta quando narrazione e funzione si dissolvono. Il ciclo They Return To Their Earth è confluito nell’omonima monografia pubblicata da SelfSelf Books nel 2024, con testo critico di Marco Albeltaro, ed è stato selezionato da Kaltblut. Il progetto Efesini 6:11-20 è stato pubblicato sulla zine Senza Futuro.
Si forma sotto la guida di Enzo Obiso, cofondatore e direttore artistico di PHOS Centro Fotografia. Nel 2026 partecipa a un workshop intensivo con Todd Hido a Milano. Insegna illuminotecnica presso PHOS.
Ha ricevuto il premio ImageNation al Liquida Photofestival 2022 e il Passepartout Photo Prize 2022, ed è stato selezionato per il LensCulture Critics’ Choice 2022. Le sue fotografie sono state pubblicate su Kaltblut, Elle, Monocle, Vice, Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Collater.al.
Storicamente, nel rapporto tra corpo e paesaggio l’arte ha stabilito una gerarchia del dramma: il corpo come centro storico, il paesaggio come cornice, sfondo, idillio. They Return To Their Earth inverte il paradigma. Il corpo non occupa il paesaggio, non lo abita: si lascia riprendere da esso, fino a confondersi.
Le immagini si collocano in una zona sospesa tra l’onirico e il drammatico, tra l’utopico e il distopico. Restituiscono ciò che si potrebbe chiamare un umano del giorno dopo, dove l’irrimediabile, positivo o negativo, sembra già essersi consumato. Resta una mano, una linea di spalla, un’inclinazione, e tutto il resto è già fiore, foglia, materia. La presenza non sparisce: si distribuisce.
Sotto la superficie poetica corre una domanda civile. Cosa accadrebbe, cosa accadrà, se continuassimo a dare per scontato un ambiente che ogni giorno si fa più fragile? Le immagini non rispondono, sollecitano. Pongono al centro non la natura, non il corpo, ma una terza cosa che li tiene insieme: lo sguardo di chi osserva, e con esso la responsabilità di fermarsi a chiedere qual è il proprio ruolo in tutto questo.