OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | BUONANOTTE

BUONANOTTE
plexiglass, acciaio
130x100x200cm

Gabriele Bianchi

nato/a a
residenza di lavoro/studio: Milano, ITALIA


iscritto/a dal 30 apr 2026


Under 35


visualizzazioni: 84

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Descrizione Opera / Biografia


BUONANOTTE è un sogno.
Un racconto che fa parte del panorama della mia città. Un lavoro che racchiude riflessioni sull’architettura, sul gioco e sull’incompiuto.
La rampa di un parcheggio multipiano si trasforma da elemento architettonico ad oggetto prezioso, poetico. Una spirale che sale e scende contemporaneamente, rimanendo sospesa, sorretta solo dalla presenza degli scaffali che diventano un piedistallo grezzo, in contrasto con l’estetica dell’oggetto scultoreo.
L’opera è assemblata ad incastro, quasi fosse una pista per macchinine, un’immagine giocosa che però lascia spazio all’immaginazione. Una strada senza macchine, pensata per essere fine a se stessa e lontana dalla funzione dell’oggetto che richiama.
BUONANOTTE è una luce nel buio di una città dormiente, un faro proiettato sul vuoto, sulla desolazione, sulla mancanza.
Gabriele Bianchi (Milano, 1998) è un artista visivo che vive e lavora a Milano. Dopo aver conseguito il diploma triennale in Pittura e Arti Visive alla NABA di Milano, lavora alla progettazione e produzione di mostre ed eventi con il collettivo Specific, fondato tra gli altri da Andrea Sala e Patrick Tuttofuoco. Prende parte a varie mostre, tra cui Ascanio book launch (2024), presso la galleria Triangolo, e brucia brucia brucia! (2025) presso BiM Milano.
La sua pratica si sviluppa principalmente attraverso la scultura, utilizzando oggetti trovati e materiali di uso comune, riorganizzati in immagini essenziali e cariche di tensione.
Il suo sguardo è profondamente influenzato dalla città: dall’architettura, dai suoi ritmi, dalle superfici consumate e dai materiali che la definiscono, come il cemento e l’acciaio, ma anche il legno, la carta, i tessuti, l’argilla.
La sua pratica nasce da una necessità profonda e istintiva, che trova nella riflessione e nell’introspezione uno spazio di sedimentazione. Attraverso un processo di sottrazione e ricomposizione, l’istinto si insinua nelle forme codificate, le attraversa e le disarticola. Se l’ambiente urbano impone forme funzionali e codificate, l’istinto agisce come forza non programmabile, capace di sottrarsi a una pianificazione rigida e di aprire margini di deviazione e possibilità. Questo modo di procedere e questa struttura formale del pensiero si traducono nel lavoro in tensioni dialettiche tra materiali e forme.