Artwork description / Biography
Il proiettile, sottratto al contesto, perde la sua funzione immediata e si offre come forma, esposta e trattenuta nello spazio dell’immagine.
L’opera attiva uno slittamento verso il concetto psicologico di proiezione: il proiettile diventa lo schermo su cui si depositano tensioni collettive, paure diffuse e strategie di controllo. Non è più soltanto un oggetto operativo, ma un punto di condensazione di ciò che una società espelle da sé per renderlo leggibile e gestibile.
La fissità dell’immagine immobilizza l’oggetto senza neutralizzarlo. Il proiettile non agisce, ma continua a esercitare una pressione simbolica: si configura come una presenza latente, in cui protezione e minaccia coesistono senza risolversi.
In questa sospensione, l’opera non rappresenta un evento, ma una condizione: quella di un potere che si fonda sulla possibilità costante della sua attivazione.
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La ricerca di Omar Elia indaga i sistemi di codificazione attraverso cui gli oggetti determinano il posizionamento dell’individuo all’interno della struttura sociale. L’artista concepisce l’oggetto non come elemento inerte, ma come dispositivo attivo, capace di istituire gerarchie, sancire appartenenze e regolare le dinamiche del riconoscimento collettivo.
Il suo lavoro si concentra sull’analisi dei segni di status, di fede e di coercizione, osservati nella loro capacità di configurarsi come vera e propria architettura del reale. Ogni oggetto, dalla posata che organizza il rituale domestico al monile che testimonia un vincolo, agisce come una clausola implicita, determinando il valore e la posizione dei soggetti tanto nello spazio pubblico quanto in quello privato. In questa prospettiva, l’oggetto cessa di essere accessorio per diventare il mediatore attraverso cui la società si interpreta e si misura.
Attraverso la serialità e una focalizzazione analitica, questi elementi vengono isolati per rendere visibile la trama di aspettative e protocolli che li sostiene. Indagando il rapporto tra il bene materiale e la sua funzione di marcatore sociale, l’artista evidenzia come il valore non sia una qualità intrinseca, ma l’esito di una convenzione costantemente reiterata.
Le opere si configurano così come una ricognizione delle strutture di potere che operano in modo silenzioso e pervasivo, interrogando il vincolo che lega l’identità individuale ai segni tangibili che la definiscono.